Johann Gottlieb Fichte: Filosofia dell'Io e Dottrina della Scienza

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Johann Gottlieb Fichte: Vita e Opere

Johann Gottlieb Fichte nacque a Rammenau da una famiglia poverissima. Compì gli studi di teologia a Jena e a Lipsia. Lavorò come precettore in case private, dove conobbe Johanna Rahn, che divenne poi sua moglie. Grazie al suo lavoro, un giorno conobbe le opere di Kant e se ne innamorò, scrivendo anche un saggio su di esse. Questo saggio non era firmato da Fichte e, perciò, molti pensarono che l’autore fosse lo stesso Kant. Kant smentì la paternità dell'opera e citò Fichte; da quel momento egli divenne famoso, venendo chiamato dall’Università di Jena per diventare professore ordinario.

Fichte si occupò anche di temi di politica, come si vede nell’opera I Discorsi alla Nazione Tedesca. L’opera più importante è I fondamenti della Dottrina della Scienza, che venne rielaborata più volte, anche se l’idea generale era già stata concepita nel 1794.

Principali pubblicazioni

  • 1793: Saggio di una critica di ogni Rivelazione
  • 1794: I fondamenti della Dottrina della Scienza
  • I discorsi sulla missione del Dotto
  • Fondamenti del Diritto Naturale
  • Il sistema della dottrina Morale
  • 1808: Discorsi alla Nazione Tedesca

L’infinità dell’Io

Fichte, per quanto riguarda la conoscenza, riprende l’Io penso kantiano. Per Kant, l’Io era legislatore della realtà: si limitava ad organizzare e categorizzare le conoscenze sensibili che si presentano all’uomo sotto forma di fenomeni, ovvero rappresentazioni delle cose reali create dall’Io modificando la natura, ovvero le cose in sé (i noumeni), che non possiamo conoscere.

Per Fichte, l’Io è creatore della realtà. Poiché il nostro Io è in grado di conoscere solo i propri prodotti (i fenomeni), e dato che immaginiamo l’esistenza dei noumeni, stiamo in qualche modo conoscendo il noumeno stesso. Poiché l’Io conosce solo fenomeni, il noumeno è a sua volta un fenomeno, una rappresentazione della rappresentazione. Essendo l’Io il creatore di tali rappresentazioni, esso è il vero creatore della realtà.

Si immagini una semiretta che ha un inizio e prosegue all'infinito. Il punto d’inizio è l’Io che si autopone e crea la realtà (la natura). Mentre per Kant l’Io si fermava davanti agli ostacoli (i fenomeni), per Fichte l’Io oltrepassa gli ostacoli verso l’infinito, verso la conoscenza totale della realtà. La filosofia di Fichte è la filosofia dell’infinito, in contrapposizione a quella kantiana.

La Dottrina della Scienza e i tre principi

Con La Dottrina della Scienza, Fichte vuole costruire un sistema affinché la filosofia diventi un sapere assoluto e perfetto, una "scienza della scienza" che spieghi tutti gli aspetti della realtà. Tale dottrina si basa su tre principi fondamentali:

1. L’Io pone se stesso

Fichte analizza il principio di non contraddizione di Aristotele (A=A). Per Fichte, questo non è l'elemento originario, poiché deriva da qualcosa di più profondo: l’attività dell’Io puro. La condizione originaria alla base di tutta la realtà è dunque l’Io puro. In questo senso, l’intelletto è creatore.

2. L’Io oppone un non-Io

L’Io puro, in quanto attività creatrice, pone se stesso e, immediatamente dopo, pone qualcosa di diverso da sé: il non-Io. Queste sono le cose fuori di noi. Tutto ciò che ci circonda è creato dall’attività dell’Io.

3. L’Io, avendo posto il non-Io, si trova delimitato da se stesso

Questo principio spiega come l’Io e il non-Io esistano sempre insieme, delimitandosi a vicenda. Questa coesistenza costituisce un limite che li rende distinti, pur restando entrambi all'interno dell'attività dell'Io puro.

In sintesi, il primo principio corrisponde alla tesi (momento positivo dell'Io puro), il secondo all'antitesi (contrapposizione), e il terzo alla sintesi (coesistenza e delimitazione reciproca).

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