Lazzaro di Tormes: Riassunto e Analisi del Capolavoro Picaresco

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Le Origini di Lazzaro di Tormes

Lazzaro di Tormes prende il nome dal fiume Tormes, luogo in cui è nato. Suo padre biologico era un ladro. Lazzaro ha vissuto con la madre a Salamanca; lei si risposò con un uomo nero ed ebbe un figlio. Quest'ultimo, vedendo che il padre era nero mentre Lazzaro e la madre erano bianchi, gridò: "Coco, coco!". Lazzaro riflette poi: "Molte persone fuggono da altri perché non riconoscono se stessi". Dopo questi eventi, la madre affidò Lazzaro a un mendicante cieco, dando inizio alla sua prima vera impresa: imparare a soddisfare la fame per sopravvivere.

Il Primo Padrone: Il Cieco

All'inizio del loro cammino, il cieco fa uno scherzo a Lazzaro colpendolo contro un toro di pietra e gli dice: "La guida di un non vedente deve saperne un punto più del diavolo". Il cieco non diede ricchezze a Lazzaro, ma gli insegnò l'arte di sopravvivere per le strade. Essendo estremamente avido, non gli concedeva molto cibo, spingendo il ragazzo a ricorrere a diversi inganni:

  • Il sacco del pane: Il cieco portava il pane in un fascio chiuso, ma Lazzaro lo scuciva lateralmente per mangiarne una parte, per poi ricucirlo con cura.
  • Le monete: Quando ricevevano un "blanco" come elemosina, Lazzaro ne prendeva metà e la nascondeva prontamente.
  • Il vino: Lazzaro beveva il vino del padrone usando una cannuccia o praticando un foro nella brocca. Quando il cieco lo scoprì, lo colpì duramente con la brocca stessa.
  • Il grappolo d'uva: Accordatisi per mangiare un chicco alla volta, il cieco iniziò a prenderne due, e Lazzaro, per non essere da meno, ne prese tre.
  • La salsiccia: Lazzaro rubò una salsiccia, ma il cieco, sospettoso, gli annusò l'alito così profondamente da fargli vomitare il maltolto.

Il Secondo Padrone: Il Prete di Maqueda

Dopo aver lasciato il cieco, Lazzaro giunge a Maqueda, dove entra al servizio di un religioso. Questo padrone si rivela ancora più avaro: non gli dava quasi nulla da mangiare e Lazzaro non riusciva a ingannarlo facilmente come faceva con il cieco. Il ragazzo riusciva a mangiare a sazietà solo durante i funerali, arrivando a desiderare la morte delle persone per poter banchettare. Un giorno, un calderaio gli fornì una chiave per il baule del pane; Lazzaro iniziò a mangiarne di nascosto incolpando i topi. Il chierico, sospettando poi la presenza di un serpente, passava le notti a cercarlo. Una notte, il fischio prodotto dalla chiave nella bocca di Lazzaro addormentato fu scambiato per il sibilo del rettile; il prete lo colpì violentemente e, scoperta la chiave, lo cacciò di casa non appena si fu ripreso. Lazzaro comprese che, sebbene il cieco fosse crudele, questo nuovo padrone era decisamente peggiore.

Il Terzo Padrone: Lo Scudiero

Lazzaro si mette poi al servizio di uno scudiero che, all'apparenza, sembra appartenere all'alta classe sociale. Tuttavia, col passare del tempo, si rende conto che la miseria del suo nuovo padrone supera di gran lunga quella dei precedenti. Lo scudiero viveva di pure apparenze e non aveva cibo; era Lazzaro a dover chiedere l'elemosina per nutrire entrambi. Nonostante tutto, Lazzaro prova pena per lui e non lo abbandona. È lo scudiero a fuggire dalla città per evitare di pagare i debiti dell'affitto, lasciando Lazzaro solo. Questo padrone era ossessionato dall'onore e chiedeva al ragazzo di mantenere il segreto sulla loro condizione di indigenza.

Il Quarto e Quinto Padrone: Il Frate e il Bullo

Il Frate della Mercede

Lazzaro serve un frate che amava camminare moltissimo. Non riuscendo a sopportare il ritmo frenetico e le continue commissioni, decide di lasciarlo dopo appena una settimana.

Il Bullo (Venditore di Bolle)

Successivamente, Lazzaro serve un Pardoner, un venditore di indulgenze che viveva di inganni e falsi miracoli. Lazzaro assiste a come il padrone truffava le persone innocenti abusando della loro fede religiosa. Dopo quattro mesi trascorsi a testimoniare questi raggiri, Lazzaro decide di andarsene in cerca di una vita migliore.

Il Sesto e Settimo Padrone: La Stabilità a Toledo

Lazzaro serve prima un maestro di pittura e poi un cappellano. Quest'ultimo gli affida un asino e quattro brocche d'acqua per la vendita in città. Grazie a questo impiego, Lazzaro riesce finalmente a risparmiare abbastanza per comprare vestiti usati, un mantello e una spada. Dopo aver lasciato il cappellano, lavora per un breve periodo con uno sceriffo, ma abbandona presto l'incarico perché troppo pericoloso.

Infine, ottiene il posto ufficiale di banditore pubblico a Toledo. Qui incontra l'Arciprete di San Salvador, che lo aiuta a sposare una delle sue cameriere. Nonostante le malelingue riguardo alla relazione tra sua moglie e l'arciprete, Lazzaro sceglie di ignorare i pettegolezzi per preservare la sua ritrovata stabilità e pace. La storia si conclude con l'ingresso dell'imperatore a Toledo, simbolo di un periodo di prosperità per il protagonista.

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