Manzoni e Morante: Storia, Fede e Potere a Confronto

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Alessandro Manzoni ed Elsa Morante: due visioni a confronto

1. La Storia e il Potere

Alessandro Manzoni

La Storia: È mossa sia dagli errori dell'uomo sia da un disegno superiore, la Provvidenza. Non procede necessariamente verso il meglio, ma è piena di male e contraddizioni (il "guazzabuglio del cuore").

Il Potere e le Classi: Ha una visione da liberale moderato. Non vuole sovvertire l'ordine sociale o le classi, che considera parte di un disegno divino, ma pretende che i rapporti siano fondati sulla responsabilità, sulla solidarietà e sulla giustizia.

Elsa Morante

La Storia: È una struttura di potere violenta, tirannica e distruttiva gestita dai "potenti" (chi ha "il coltello dalla parte del manico"). Viene definita nel sottotitolo di La Storia come "uno scandalo che dura da diecimila anni".

Il Potere e le Classi: Ha una posizione anarchica e pacifista. Rifiuta totalmente ogni forma di potere che schiacci l'individuo e critica duramente il consumismo, l'ipocrisia della società occidentale e il tecnicismo razionalista.

Analogie e differenze

Analogia: Entrambi mettono al centro del romanzo il rapporto tra la grande Storia e le piccole storie degli umili, dando voce a chi di solito è escluso dai libri di storia ufficiali.

Differenza: Manzoni accetta l'esistenza delle classi sociali e confida in un ordine divino; Morante assume una posizione di contestazione radicale e anarchica, rifiutando la Storia come macchina sterminatrice di innocenti.

2. La Religione, il Male e il Destino

Alessandro Manzoni

Il ruolo della Fede: Dopo la conversione del 1810, la fede cristiana, ispirata anche a Sant'Agostino, guida tutta la sua opera.

La risposta al Male: Il male e il dolore sono incomprensibili all'uomo (aporia), ma trovano un senso ultimo e una prospettiva di salvezza interiore nel disegno della Provvidenza divina.

Elsa Morante

Il ruolo della Fede: Non offre una soluzione religiosa o trascendente. Di fronte all'insondabilità del destino, non c'è un Dio provvidenziale a rimediare alle ingiustizie.

La risposta al Male: La salvezza o la resistenza al male non risiedono nel cielo, ma nella vitalità, nella gioia di vivere, nell'amore per gli ultimi e nella solidarietà tra esseri umani, ispirata anche alla filosofa Simone Weil.

Analogie e differenze

Analogia: Entrambi partono da una profonda compassione per il dolore umano e per le vittime della violenza.

Differenza: Manzoni affida il senso del dolore alla Provvidenza (con un lieto fine amaro o comunque provvidenziale); Morante mostra una tragedia senza consolazione né risarcimento ultraterreno, poiché la morte distrugge tutti i protagonisti.

3. Concezione della Letteratura e del Pubblico

Alessandro Manzoni

Scopo: Pedagogico, morale ed educativo. La sua celebre formula poetica è: "L'utile per iscopo, il vero per soggetto, l'interessante per mezzo".

Stile: Cerca una lingua accessibile e unitaria (il fiorentino), rifiutando la mitologia classica e gli eccessi romantici (macabro, esotismo). Adotta un narratore onnisciente ma ironico e bonario.

Elsa Morante

Scopo: Testimonianza civile, morale e opposizione alla barbarie della Storia. La letteratura deve abbattere l'isolamento e creare empatia e comunanza tra gli uomini.

Stile: Rifiuta la letteratura d'élite e la lingua troppo complessa degli intellettuali. Sceglie una struttura lineare e un lessico accessibile a tutti, mescolando letteratismi e slang giovanile, per raggiungere tutto il pubblico, pubblicando anche in edizione economica.

Analogie e differenze

Analogia: Entrambi rifiutano la letteratura per pochi, credendo in una letteratura "democratica" che parli alla collettività.

Differenza: Manzoni media la sua visione con l'ironia e un tono paternalistico ed equilibrato; Morante adotta una scrittura viscerale, passionale e fortemente provocatoria, scegliendo il romanzo storico nel Novecento, quando era considerato superato.

4. La Scelta del Romanzo e gli Umili

I protagonisti e l'infanzia

Manzoni: Nei Promessi Sposi, Renzo e Lucia compiono un percorso di formazione, salvati dalla fede e dalla comunità.

Morante: In La Storia, i protagonisti sono emarginati, poveri, ebrei nascosti (Ida), partigiani (Nino) o reietti. Un ruolo chiave è affidato ai bambini (come Useppe): essi possiedono uno sguardo puro, magico e innocente sulla realtà, non condizionato dagli adulti, ma finiscono per essere schiacciati dalla violenza della Storia.

Il genere letterario

Manzoni: Fonda il romanzo storico in Italia nell'Ottocento per legare l'identità nazionale e il passato (il Seicento) al presente.

Morante: Ritorna provocatoriamente al romanzo storico nel Novecento (con La Storia nel 1974) per opporsi alla frammentazione della letteratura sperimentale e restituire agli italiani il senso della memoria e della narrazione lineare.

Sintesi per la verifica (punti chiave)

Il legame: Entrambi usano il romanzo storico per raccontare il "macrocosmo" (la grande Storia dei potenti) attraverso il "microcosmo" (le vite dei deboli e degli umili).

La frattura ideologica:

  • Manzoni: Ottocento, cauto liberalismo, Provvidenza, finale che ricompone (pur tra le difficoltà) il quadro morale.
  • Morante: Novecento, anarchia pacifista, assenza di Provvidenza, tragedia totale in cui i puri vengono annientati dalla crudeltà del potere.

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