Il Modello Politico degli Asburgo in Spagna nel XVI Secolo

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Il XVI secolo in Spagna: Il modello politico degli Asburgo

L'unione dei regni e l'eredità politica

Gli Asburgo d'Austria continuarono e svilupparono l'eredità politica dei Re Cattolici, creando una pubblica amministrazione più professionalizzata ed ereditando istituzioni che divennero una burocrazia sempre più complessa. I monarchi cercarono di circondarsi di avvocati ed esperti di diritto civile provenienti da ambienti modesti. In questo modo, l'aristocrazia perse potere a Corte, che si stabilì definitivamente a Madrid con Filippo II (1561), permettendo al potere politico di accentrarsi nelle mani dei sovrani.

Sebbene l'aristocrazia continuasse a svolgere un ruolo importante, gestendo l'esercito, la marina militare e la diplomazia, rimase sempre subordinata alla Corona.

Il sistema polisinodiale e l'amministrazione

Le caratteristiche principali dell'amministrazione asburgica prevedevano l'impiego dei Consigli e dei segretari come organi critici. Le Cortes videro le loro consultazioni diradarsi, mentre si sviluppò un'imponente macchina finanziaria (hacendística) e l'esercito si moltiplicò per le esigenze del governo imperiale.

Il sistema ruotava attorno al Consiglio di Stato, che aveva giurisdizione su tutti i regni e consigliava il re sui temi rilevanti della politica, soprattutto estera. Il resto dei Consigli era diviso in due gruppi:

  • Consigli di settore: responsabili di una particolare area di governo (Tesoro, Ordini, Guerra, Inquisizione, Stato, Granada).
  • Consigli regionali: relativi all'amministrazione di regni diversi (Italia, Fiandre, Aragona, Portogallo, Indie).

Una figura chiave emerse: quella dei segretari (come de los Cobos, Vázquez, Antonio Pérez), persone di fiducia del re che gestivano quotidianamente gli affari di governo. Essi fungevano da collegamento tra i Consigli e il monarca.

Amministrazione territoriale e finanza

Filippo II introdusse le commissioni, responsabili di questioni specifiche che riguardavano più Consigli. L'amministrazione territoriale era presieduta da viceré o governatori, incaricati del governo di un territorio (Aragona, Fiandre, ecc.). Sotto di loro operavano cancellerie, sindaci, consiglieri e revisori dei conti.

La Hacienda (il Tesoro) ebbe un notevole sviluppo, basandosi su:

  • Tasse regolari (imposta sulle vendite, servizi, omaggi).
  • Tasse straordinarie.
  • Metalli preziosi provenienti dalle Americhe.

Tuttavia, le spese per la politica imperiale superavano costantemente le entrate. Carlo V aveva già impegnato le entrate per diversi anni e Filippo II dovette ricorrere a fallimenti e sospensioni dei pagamenti (1557, 1560, 1575, 1596). Per far fronte alle necessità finanziarie, il re ricorse a prestiti da banchieri genovesi, fiamminghi e tedeschi, oltre alla vendita di uffici. Nel 1590, Filippo II istituì i millones, una tassa sui consumi di beni essenziali (vino, aceto, olio e carne).

Difesa e politica estera

La necessità di una politica estera attiva portò allo sviluppo dell'esercito e della marina. In questo periodo nacquero i famosi Tercios. Le flotte crebbero notevolmente per difendere il monopolio commerciale, in particolare quello con le Americhe e l'Asia.

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