Monarchia, sistema elettorale e alternanza tra Conservatori e Liberali nella Restaurazione spagnola

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Monarchia, potere e sistema elettorale nella Restaurazione

La Corona mantiene quindi un potere enorme. Il potere legislativo è diviso in due camere: il Congresso dei Deputati (camera bassa) e il Senato (camera alta). I deputati sono eletti uno ogni 50.000 abitanti, mentre i senatori potevano essere di diritto proprio (nobili e funzionari della Chiesa o dell'esercito) oppure vitalizi, nominati dal re.

Ruolo delle Cortes e delle leggi elettorali

La Costituzione adottata lasciava nelle mani delle Cortes successive l'approvazione delle leggi in materia elettorale; esse erano responsabili dell'organizzazione delle elezioni, della determinazione degli aventi diritto di voto e dell'istituzione del sistema elettorale. In questo contesto:

  • Il Partito Conservatore di Cánovas introdusse il voto preferenziale basato sul censimento, che fu incluso nella legge elettorale del 1878: soltanto gli uomini elettori sopra i 25 anni che pagavano una tassa minima (25 pesetas annue per i proprietari terrieri o 50 pesetas di contributo industriale) potevano votare.
  • Il Partito Liberale di Sagasta, invece, optò per il suffragio universale maschile con la legge elettorale del 1890.

Questi diversi schemi elettorali portarono a pratiche diffuse di manipolazione: compravendita di voti, coercizione da parte dei caciques nelle campagne e altre forme di pressione sui votanti.

Partiti, stampa e orientamenti ideologici

Il periodo fu caratterizzato dall'alternanza di Conservatori e Liberali. La diffusione delle rispettive idee politiche e religiose avveniva tramite giornali come La Época. Il movimento canovista fu guidato da Antonio Cánovas del Castillo e, successivamente, da Francisco Silvela, sostenitori dei limiti del sistema monarchico.

I canovisti si collocavano a destra, spesso vicini al Carlismo (assolutismo e cattolicesimo), mentre a sinistra si ponevano il repubblicanesimo, il socialismo e l'anarchismo, movimenti di carattere rivoluzionario.

La figura di Sagasta e la trasformazione del Partito Liberale

Una volta consolidato il Partito Conservatore, Cánovas cercò di favorire la formazione di un partito di opposizione e lasciò la direzione del vecchio movimento progressista a Práxedes Mateo Sagasta. Sagasta era un giovane liberale progressista che partecipò alla rivoluzione del 1868 contro Isabel II e servì in vari ministeri durante il Sexennio rivoluzionario; nel corso di questo periodo moderò le sue posizioni.

Sagasta, che nel 1880 ricostituì il Partito Liberale, si batterà per riformare il sistema, sostituendo il suffragio censitario con il suffragio universale maschile, riforma infine approvata con la legge elettorale del 1890. A proposito del suffragio, Cánovas dichiarò: «Sono un nemico dichiarato del suffragio universale, ma la manipolazione pratica non mi spaventa».

Dopo tale data furono incorporati nel nuovo Partito Liberale molti membri del movimento repubblicano, come Emilio Castelar, uno dei più noti oratori del parlamento nella Restaurazione.

Il funzionamento reale del sistema politico

Prima e dopo l'adozione del suffragio universale maschile, entrambi i partiti agirono spesso come «assemblee di notabili», vincendo le elezioni grazie agli sforzi congiunti di politici, signori locali (caciques) e uomini d'affari. Questo meccanismo garantiva un controllo politico che, nonostante le riforme formali, manteneva ampie pratiche di manipolazione e controllo elettorale.

Conclusione

La Restaurazione spagnola fu dunque caratterizzata da una forte centralità della Corona, un sistema parlamentare bicamerale e da una battaglia politica tra Conservatori e Liberali che passò attraverso modifiche elettorali decisive (1878 e 1890). Tali modifiche, tuttavia, non impedirono che la vita politica fosse condizionata da pratiche clientelari e pressioni locali, che limitavano l'effettiva rappresentatività del sistema.

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