Nietzsche e Marx: Nichilismo, eterno ritorno, concetto di uomo e alienazione

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Nichilismo

Per Nietzsche la tradizione culturale occidentale è avvelenata dal desiderio della morte, dal «nulla», e questo conduce a uno soffocante nichilismo che si impone progressivamente e che alla fine rischia di diventare definitivo. Il nichilismo è quindi una malattia mortale e presenta una serie di sintomi che Nietzsche individua, fra i principali i seguenti:

  • La svalutazione dei valori più alti ("i più alti valori diventano svalutati").
  • La «morte di Dio» come evento culturale e spirituale che apre alla crisi di senso.

Secondo Nietzsche, questi eventi possono essere interpretati in modi diversi: Marx usa la torsione metaforica di "alleviare le doglie di una nuova era", mentre Nietzsche parla di un processo in cui "ciò che cade deve essere anche spinto", accelerando così un destino in apparenza inevitabile. Nella sua critica, il nichilismo assume un doppio significato:

Tipologie di nichilismo

  • Nichilismo passivo: è l'autodesvalorizzazione molto diffusa nella religione, nella morale, nella filosofia, nella scienza e nell'arte occidentali; è il nichilismo come qualcosa che accade, una condizione culturale che si presenta come malattia fatale.
  • Nichilismo attivo: è la distruzione volontaria, critica e sovente drastica dei valori occidentali decadenti e innaturali, finalizzata a consentire la loro trasmutazione in nuovi valori.

Per Nietzsche il nichilismo non è soltanto una diagnosi pessimistica, ma anche uno stato intermedio: una transizione verso una nuova era, caratterizzata da nuovi valori. In questo orizzonte storico‑spirituale la dittatura del proletariato (secondo alcune interpretazioni marxiste) può essere vista come una fase preparatoria alla costituzione di una società senza classi, in cui l'uomo, liberato dalle costrizioni e dagli allineamenti sociali, può realizzarsi pienamente. Questo ideale umano trasformato è, per Nietzsche, legato all'immagine del superuomo.

L'eterno ritorno e il "amor fati"

La dottrina dell'eterno ritorno di Nietzsche è una delle sue intuizioni più radicali e fondamentali. La realtà, nel suo fluire perpetuo, assume la forma di una grande ruota in cui il processo si ripete sempre: tutto è già stato molte volte e sarà ripetuto all'infinito nel futuro. Questa dottrina può essere interpretata in più chiavi, che risultano tra loro complementari. Nietzsche la considera così decisiva da offrirne argomentazioni distinte, che possono essere ricondotte a due prospettive principali:

L'eterno ritorno in chiave cosmologica

Se il passato è infinito, allora ogni evento, assolutamente ogni cosa, doveva essere accaduta già altre volte. In un passato infinito c'è tempo per tutto, così come in un futuro infinito gli eventi si ripeteranno indefinitamente. Il flusso perpetuo della realtà assume così la forma di una ruota gigantesca: l'eterno ritorno del medesimo.

L'eterno ritorno in chiave filosofica

In chiave filosofica, l'eterno ritorno è identificato con un gioioso «sì» alla vita. Non si tratta solo del desiderio che un momento torni, ma della capacità di volere che la vita stessa, in quanto tempo infinito, sia accettata e amata in ogni suo istante. Se in ogni momento si pronuncia un gioioso «sì», allora la vita sarà eterna nel senso più consistente. Qui emerge un tratto romantico in Nietzsche: l'eterno ritorno come volontà di rendere immortale il momento, di afferrare l'istante, come nel ricordo di Goethe che esprime «fermati, sei così bella».

Concetto di uomo in Marx

Il pensiero di Marx presenta un'importante e particolare antropologia: un concetto di ciò che l'uomo è e di ciò che si può attendere dalle sue capacità. L'antropologia marxiana sottolinea soprattutto l'essenza pratica e sociale dell'uomo: l'essere umano è innanzitutto un essere che produce e che vive in relazione con gli altri. In questo senso, l'uomo è il risultato della società in cui vive; la società non è qualcosa che egli sceglie liberamente, ma è ciò che lo forma, e stabilisce anche l'uso della ragione.

Questa società è caratterizzata dai rapporti di produzione. L'uomo, in Marx, è un homo faber, un essere produttore, creatore. La storia dell'umanità può essere scritta come una successione di diversi sistemi di produzione: feudale → capitalista → comunista, con le rispettive infrastrutture economiche. La potenza di questa base economica è tale che anche le nostre idee e i nostri atteggiamenti etici dipendono da essa. L'essere umano è spesso prigioniero di queste catene e avverte un sentimento di estraneità quando svolge un'attività che non corrisponde ai suoi interessi e non gli consente di esprimersi, venendo retribuito con una somma di denaro che non riflette il valore prodotto.

La liberazione dalle catene: il progetto marxiano

La liberazione delle catene è centrale nell'antropologia di Marx e comprende un programma per la trasformazione umana. Applicando la dialettica hegeliana al sistema capitalistico, Marx sostiene che questo sistema esploderà a causa delle sue contraddizioni interne. Per accelerare e favorire questo processo, una volta che le persone sono venute a conoscenza del problema e delle loro potenzialità, l'unione delle forze individuali deve contribuire attivamente alla trasformazione sociale. Marx coniuga un determinismo materiale con la libertà umana in senso classico: è come nuotare con la marea, ma si può altresì accelerare il processo che porta alla liberazione.

Il marxismo come umanesimo: il marxismo si presenta come un umanesimo che cerca di illuminare e promuovere un "uomo nuovo". Se la natura umana è sociale, allora con il cambiamento della società cambia anche l'uomo. Quindi, per cambiare l'uomo è necessario cambiare la società in cui vive. Marx cerca l'ideale di una società senza classi e senza proprietà privata, in cui ogni essere umano, insieme agli altri, possa sviluppare pienamente il proprio potenziale. In tale società non vi sarebbe una specializzazione devastante, poiché la specializzazione estrema è una modalità di funzionamento che aliena.

Produzione, riconoscimento e alienazione

In una società ideale, secondo Marx, si realizzerebbe la regola: "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni". L'alienazione (o "lavoro estraneo") significa che l'uomo si sente estraneo al lavoro che svolge: non è riconosciuto nel prodotto del proprio lavoro. L'operaio crea un prodotto e, in cambio, riceve una retribuzione nettamente inferiore al valore che ha prodotto. Così l'uomo non può riconoscersi nel lavoro che lo aliena; invece, si riconosce «al di fuori» di esso. La soluzione proposta è abolire il lavoro alienato in favore di una società senza proprietà privata né classi, in cui l'individuo possa esercitare liberamente il proprio sviluppo. Si tratta di creare una continuità tra lavoro, creazione e tempo libero, una situazione in cui il lavoro produca piacere e svago, permettendo ai lavoratori di identificarsi con ciò che producono e con l'atto produttivo stesso.

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