L'Officina Lapidaria Romana: Tecniche, Strumenti e Segreti delle Iscrizioni Antiche
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L’Officina Lapidaria
Un’iscrizione non si fa, si appronta. Esistono botteghe apposite e specialistiche, incaricate di approntare iscrizioni su vari supporti, ma soprattutto lapidei. Nell’officina lapidaria lavorano diversi operai; esiste una gran quantità di termini per definirli:
- Faber: lavora su vari materiali, come lapidei e metalli.
- Lavoratore: è il termine generico.
Termini specifici delle maestranze
- Marmolerius / Segarius: colui che sega i blocchi.
- Quadratarius: liscia la superficie.
- Ordinator: distribuisce le lettere sulla superficie lisciata.
- Musivarius: addetto ai mosaici.
- Scriptor: lavora sempre a pagamento, scrive il messaggio, spesso lavorando di notte.
- Dealbator: prepara di bianco la superficie utilizzando lampade e scale.
- I lapicidi: gli incisori della pietra.
L'estrazione: Le Cave e il Controllo Imperiale
La maggior parte dei manufatti era in pietra proveniente dalle cave. Molte di queste furono coltivate esclusivamente in età romana (l’attivazione delle cave latine si produce in questo periodo). Lavorare nelle cave è un processo complesso.
Nell’età imperiale, l’imperatore è il proprietario delle principali cave del mondo romano (mentre in età repubblicana erano private). L’imperatore delegava un funzionario per organizzare le funzioni delle cave e gestire il complicato problema del trasporto, dato che la pietra era estremamente pesante.
Tecniche di estrazione e trasporto
Le cave si coltivano a cielo aperto o attraverso cunicoli scavati nella pietra. Per staccare la pietra dalla montagna si usavano cunei di legno inseriti in incisioni, che venivano poi imbevuti d’acqua per far allargare il legno e produrre una linea di taglio (caesura).
Il problema principale era il trasporto verso le navi. Si usavano le vie di lizza. La manodopera era composta da schiavi e condannati. La via di lizza conduceva a una via fluviale o marittima, dove entravano in azione le navi addette al trasporto della pietra. Queste navi avevano un fondo basso per accogliere i blocchi (l’unica immagine di queste navi si trova nell’Arco tetrapilo nel mercato di Leptis Magna).
Nelle cave, molte volte, il blocco veniva semilavorato e l’opera si concludeva nell’officina lapidaria. Nell’epigrafia lapidaria è fondamentale riconoscere il tipo di pietra, poiché capire la provenienza della materia prima fornisce dati sulla cronologia e sulla qualità patrimoniale (costo del manufatto). L’uso delle cave non era limitato alle iscrizioni, ma serviva anche per i materiali da costruzione.
Strumenti di Lavoro nell'Officina
Nella bottega dell’officina lapidaria si trovano strumenti come la cazzuola, l’archipendolo, il filo a piombo, la mazza (con un foro per inserire il manico di legno) e il palo. Una laminetta metallica serve per lavorare il bronzo. Molti di questi reperti sono stati rinvenuti a Pompei. Si utilizzavano anche sacchetti di intonaco o coloranti.
Lo studioso Manzella descrive dettagliatamente gli strumenti del lavoro epigrafico:
- Strumenti di misura: rocchetto e archipendolo.
- Scalpelli: alcuni con punta, servono per sbozzare o rifinire.
- Gradina: (nº 17) termina a forma di pettine con 4-5 punte.
- Spatola o martellina: (nº 16) usata per rifinire.
- Martellone o bocciarda: (nº 13) con punte piramidali sulle due facce laterali.
- Lima: (nº 14) serve per togliere le protuberanze.
- Mazze: vari tipi per colpire lo scalpello.
- Upupe: (nº 21-23) tipi di picconi.
Analisi del supporto
Dobbiamo saper riconoscere l'uso degli strumenti sulla pietra. Ad esempio, in un cippo miliare, la parte interrata mostra solo i segni dello scalpello, mentre la parte fuori terra è lavorata con la gradina ed è lisciata. Il verso e il fronte forniscono informazioni preziose, poiché si lavorava solo ciò che era strettamente necessario. L'unità di misura standard era il piede (29,7 cm).
Gli incassi sono fondamentali: la loro forma fa capire come è stato movimentato il blocco durante il trasporto o la messa in opera. Si usavano argani e la pinza chiamata olivella (a forma di forbice). Una pietra può presentare segni di scalpello nelle parti laterali (anatirosi) e incavi per il trasporto nella parte alta. I fori con metallo servivano per unire blocchi contigui, fornendo informazioni sul sito originale.
Il Processo di Scrittura: L'Ordinatio
L’ordinator aveva il compito di calcolare l’impaginazione del testo, operazione chiamata ordinatio. Egli lavorava con intonaco o con uno scalpello sottilissimo tracciando le linee guida (orizzontali, verticali e binari). L’ordinator segnava dei punti per facilitare il successivo lavoro con lo scalpello.
Sebbene le officine fossero in città, esistevano lapicidi itineranti per confezionare iscrizioni sepolcrali in campagna. Questi usavano delle sagome (matrici per lettere come A, V, N, M; mentre O e Q si potevano tracciare con un compasso). La distribuzione del testo variava molto e talvolta l'ordinatio era assente.
Il destrismo consiste nello scrivere da sinistra a destra. Spesso si iniziava scrivendo con cura, adottando poi espedienti o abbreviazioni se lo spazio non era sufficiente.
Elementi delle Lettere
- Asta: tratto rettilineo verticale o obliquo. Esempio: la I ha un'asta, la M ne ha quattro (due montanti e due discendenti), la N ne ha tre.
- Braccio: tratto orizzontale presente nelle lettere D, E, F, L, T, Z, Y.
- Cravatta: tratto orizzontale mediano delle lettere E e F.
- Coda: tratto inferiore di G, K, Q, R.
- Arco o curva: tratto curvilineo di B, C, D, G, O, P, Q, R, S. Lo spazio chiuso all'interno è detto occhiello (primario e secondario nella B).
- Traversa: tratto orizzontale delle lettere A e H.