Ortega y Gasset: Raziovitalismo e Prospettivismo nella Filosofia Moderna
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Prospettive: Critica all'Idealismo e al Realismo
L'obiettivo di unire le culture germanica e latina costituiva la realizzazione pratica del fine centrale della filosofia di Ortega y Gasset: raggiungere una sintesi equilibrata tra cultura e spontaneità, tra la ragione e la vita. Questa posizione filosofica è conosciuta con il nome di raziovitalismo (il sistema della ragione vitale). Questa dottrina afferma l'importanza dell'esperienza storica e individuale della vita, andando oltre l'astrazione e l'impersonalità della cultura, senza però negare il valore essenziale di quest'ultima nell'esistenza umana.
L'idealismo afferma correttamente che non si possono conoscere le cose se non attraverso il pensiero. Tuttavia, non può confermare l'indipendenza assoluta del soggetto dalle cose: non posso parlare di cose senza l'io, ma non posso parlare di un io che non possiede cose. Sono elementi inseparabili. D'altra parte, il realismo assume che la realtà vera risieda nelle cose stesse, indipendenti dal pensiero; il filosofo antico cercava l'essenza delle cose inventando concetti per interpretarne il modo di essere.
Contro il realismo, Ortega afferma che il soggetto non è un semplice pezzo della realtà o un'astrazione: è una realtà che vive qui e ora, ovvero una vita. Per risolvere questo conflitto, Ortega interroga la realtà e la verità. La questione non è né del tutto soggettiva né del tutto oggettiva, ma una sintesi: la prospettiva che un individuo ha delle cose che lo circondano.
Il Prospettivismo e la Verità
Ogni individuo guarda la realtà dal proprio punto di vista; è una creatura finita situata in un determinato momento e luogo. Questa tesi è unica e non può essere condivisa integralmente da nessun altro, ma rappresenta un aspetto autentico della realtà. Ciò non significa che la realtà sia puramente soggettiva (creata dal soggetto); al contrario, la struttura mentale di un individuo si adatta all'oggetto. La realtà è la somma di tutti i possibili punti di vista.
Così, la verità è una rivelazione, uno svelamento di ciò che è nascosto, accessibile solo da una prospettiva particolare. Solo Dio potrebbe vedere la realtà da tutte le prospettive contemporaneamente (la verità assoluta). Pertanto, il punto di partenza della filosofia deve essere la coesistenza di coscienza (Io) e mondo esterno (circostanza): la vita umana è l'unica realtà che può dare senso a tutte le altre cose. Pensiero e oggetto, sé e mondo, sono inseparabili.
Il Raziovitalismo: Ragione e Vita
Il raziovitalismo non è né puro razionalismo (Kant) né puro vitalismo irrazionale (Nietzsche), ma una stretta unione tra ragione e vita, tra ragione e storia. Ogni ragione è vitale, poiché deve rendere conto dei fatti vitali e non solo biologici. L'uomo è dotato di ragione, ma essa deve essere utilizzata principalmente per la vita; l'uomo ha dovuto "inventare" la ragione per non perdersi nell'universo.
La vita è la realtà ultima in cui si collocano tutte le altre realtà. La vita di ciascuno è un'esistenza concreta e particolare: il fulcro della filosofia di Ortega è la vita storica concreta, sottolineando l'aspetto razionale che la vita stessa possiede.
Le Caratteristiche del Vivere
La ragione è costitutivamente storico-vitale; la vita non è un fatto compiuto, ma qualcosa che scorre in costante evoluzione. Il senso della vita per Ortega può essere riassunto nei seguenti punti:
- 1. Vivere è il modo di essere radicale: La vita è la realtà primaria a cui tutte le altre devono fare riferimento.
- 2. Vivere è l'incontro con il mondo: Accade qui e ora. Non è un'astrazione, ma la mia vita personale e non trasferibile. Vivere significa prendersi cura del mondo, agire, soffrire e trasformare la realtà.
- 3. Vivere è decidere: La nostra vita è una decisione costante. Si decide sempre in vista di uno scopo, proiettandosi verso il futuro. Vivere è anticipare ciò che vogliamo essere; è pre-occupazione.
- 4. La vita è una continua ricerca: Nulla è dato per scontato; dobbiamo farci da soli. La vita è un problema da risolvere, un progetto e, dunque, libertà.
- 5. Vivere è coesistenza e convivenza: La realtà concreta è la comunità vitale dell'individuo con gli altri. L'individuo isolato è un'astrazione; siamo gettati in una vita che coinvolge persone, mondi e circostanze.
La Ragione Storica e la Vocazione
La vita non è statica, ma un processo: la vita è un compito. Pertanto, non può essere compresa attraverso teorie astratte logico-matematiche. Solo una ragione storica e vitale, capace di narrare invece di limitarsi a descrivere, può catturare l'individualità e la vera prospettiva della realtà.
La ragione pura deve cedere il passo alla ragione vitale. Ragionare significa riferirsi alla totalità della vita. Questo porta alla celebre definizione: "Io sono io e le mie circostanze". L'essere umano è l'unica creatura consapevole della realtà. L'io non è una cosa statica, ma qualcosa che si fa. L'essenza del mio essere è il progetto di ciò che vorrei diventare: la vocazione.
In questo senso, la vita appare come un dramma: dobbiamo realizzare un progetto in condizioni che non abbiamo scelto (il tempo, il luogo, il corpo), che costituiscono le nostre circostanze. L'ego cerca di realizzare la propria vocazione superando gli ostacoli e utilizzando gli oggetti che la situazione presenta.
Idee e Credenze
Le soluzioni che le generazioni adottano per i problemi del mondo formano la tradizione o cultura. Essa offre un sistema di credenze (interpretazioni del mondo già stabilite). Tuttavia, ogni individuo deve creare il proprio sistema di idee (pensieri propri) per i propri progetti di vita.
Vivere basandosi solo sulle credenze e sui costumi sociali senza riflessione porta a una vita inautentica. Una realtà è vera solo se vissuta dal sé come parte del proprio progetto. Ogni essere umano deve affermare se stesso contro la propria situazione, conducendo una vita autentica secondo le proprie idee, invece di lasciarsi imporre credenze impersonali.
Le Generazioni e l'Uomo-Massa
In ogni epoca coesistono diverse generazioni (giovani, adulti, anziani) che sono contemporanee ma vivono in tempi storici diversi. Questa differenza permette l'innovazione; se fossimo tutti uguali, la storia ristagnerebbe.
Ortega identifica due tipi di atteggiamenti umani:
- L'eroe: Colui che accetta la propria libertà radicale e crea le proprie regole d'azione adattando gli ideali alla propria situazione specifica per realizzare il proprio progetto di vita.
- L'uomo-massa: L'uomo medio che si accontenta di ciò che è, rifiuta lo sforzo, si adegua passivamente alle circostanze e incolpa gli altri dei propri problemi.
Per realizzarsi, l'essere umano deve essere impegnato nella propria situazione, accettando la sfida di trasformare ciò che si oppone al proprio progetto vitale.