Il Pensiero di Immanuel Kant: Critica della Ragion Pura e Pratica
Classificato in Filosofia ed etica
Scritto il in
italiano con una dimensione di 6,54 KB
La Critica della Ragion Pura: Come Conosciamo la Realtà
Nella 'Critica della ragion pura', Immanuel Kant spiega come sia possibile raggiungere la conoscenza dei fatti e fino a che punto si estenda la conoscenza degli oggetti. Nell'introduzione a quest'opera, Kant affronta il problema della possibilità della metafisica come scienza. La soluzione a questo problema richiede di rispondere alla domanda sulle condizioni (empiriche e a priori) che rendono possibile la scienza, per poi verificare se la metafisica possa conformarsi a tali condizioni. Una volta individuate queste condizioni, Kant indaga i tipi di giudizio di cui si serve la scienza per comprendere le condizioni trascendentali che li rendono possibili.
I giudizi kantiani si dividono in analitici o sintetici, a priori e a posteriori. Kant ammette l'esistenza dei giudizi sintetici a priori (JSAP), poiché essi sono fecondi (estendono la conoscenza) e, al contempo, universali e necessari in quanto a priori. I principi fondamentali della scienza appartengono a questa categoria. Kant si chiede quindi come questi giudizi siano possibili nella matematica e nella fisica e, infine, se siano possibili anche nella metafisica.
Estetica Trascendentale: Spazio, Tempo e Matematica
Nell'Estetica trascendentale si studia la sensibilità e la possibilità dei giudizi sintetici a priori nella matematica. Kant afferma che esistono due forme pure della sensibilità: il senso esterno (lo spazio, inteso come rappresentazione spaziale degli oggetti fuori di noi) e il senso interno (il tempo, inteso come intuizione temporale). Per questo motivo, affinché possa esserci conoscenza sensibile, sono necessari lo spazio e il tempo: la geometria si fonda sullo spazio, mentre l'aritmetica si fonda sul tempo.
Questa conoscenza sensibile è costituita da due componenti: l'elemento materiale (le impressioni sensoriali provenienti dall'esterno) e l'elemento formale (le forme a priori che strutturano la realtà percepita attraverso i sensi). Il risultato di questa sintesi è il fenomeno, ossia ciò che appare, l'impressione sensibile strutturata attraverso lo spazio e il tempo. Il noumeno, invece, rappresenta la cosa in sé, che non può essere conosciuta dall'uomo.
Analitica Trascendentale: Le Categorie e la Fisica
L'Analitica trascendentale studia l'intelletto e la possibilità dei giudizi sintetici a priori nella fisica. La funzione dell'intelletto è quella di concettualizzare ciò che viene percepito. Pensare i fenomeni significa ricondurli a un concetto, e questa attività si realizza sempre attraverso il giudizio. Pertanto, l'intelletto può essere definito come la facoltà di giudicare.
Le forme a priori dell'intelletto, che permettono di ordinare i concetti (siano essi empirici o a priori), sono dette concetti puri o categorie. Le categorie dell'intelletto sono, secondo Kant, dodici (tante quante sono le forme possibili di giudizio) e si dividono in quattro gruppi: quantità, qualità, relazione e modalità. L'intelletto non può pensare i fenomeni se non applicando tali categorie; tuttavia, esse non possono essere applicate validamente a realtà che si collocano al di là dell'esperienza sensibile.
La Critica della Ragion Pratica: L'Etica e la Morale
Dialettica Trascendentale: I Limiti della Ragione
Nella Dialettica trascendentale si studia la ragione e la possibilità della metafisica come scienza. La funzione della ragione è quella di unificare la conoscenza intellettiva attraverso le idee. I concetti della ragione sono l'incondizionato, ossia le 'idee' che non derivano dall'esperienza, ma sono concetti a priori (concetti puri della ragione o idee trascendentali) che mirano a unificare tutti i fenomeni.
Le idee trascendentali della ragion pura sono l'idea di Anima (che unifica tutti i fenomeni dell'esperienza interiore), di Mondo (che unifica i fenomeni dell'esperienza esterna) e di Dio (che unifica e riduce le aree precedenti in un'unica totalità). La metafisica pretende di studiare l'anima, il mondo e Dio attraverso l'uso puro della ragione. Tuttavia, poiché non abbiamo alcuna impressione sensibile di essi, non è possibile formulare giudizi sintetici a priori scientifici su tali ambiti. La ragione tende intrinsecamente a cercare l'incondizionato, ponendosi domande e formulando risposte su Dio, sull'anima e sul cosmo.
La Ragione Pratica e l'Imperativo Categorico
La ragione possiede anche una funzione morale. Questa duplice funzione (conoscitiva ed etica) si esprime nella distinzione tra ragion pura e ragion pratica. La ragione ha quindi due usi distinti: l'uso teorico (scientifico), che si occupa della conoscenza di ciò che è, e l'uso pratico, che determina come il comportamento umano debba essere attraverso imperativi e precetti morali.
Il carattere formale dell'etica kantiana non elimina il concetto di bene, ma stabilisce che non è il bene a fondare la legge morale, bensì il contrario (una vera e propria rivoluzione copernicana morale). Kant distingue tre tipi di azione: le azioni contrarie al dovere, le azioni conformi al dovere e le azioni compiute per dovere. Solo queste ultime possiedono un autentico valore morale. L'azione morale non deve essere un mezzo per un fine, ma un fine in sé: il dovere va compiuto per il dovere stesso.
L'obbligo di agire moralmente si esprime nell'imperativo categorico. L'imperativo categorico, essendo puramente formale, non prescrive alcuna azione specifica. Le massime sono le regole soggettive che disciplinano l'agire individuale, mentre l'imperativo categorico esige l'universalità della legge.
Il Sommo Bene e i Postulati Morali
Né la virtù né la felicità sono facilmente raggiungibili o garantite per l'uomo, poiché l'essere umano è un soggetto limitato e diviso tra la legge della ragione e i propri desideri sensibili. Pertanto, il rapporto tra virtù e felicità è problematico (costituisce il sommo bene): la ricerca della felicità non rende gli uomini virtuosi, e la virtù non garantisce la felicità in questo mondo. Queste considerazioni portano a postulare necessariamente tre verità per rendere possibile la moralità: l'immortalità dell'anima, l'esistenza di Dio e la libertà umana.