Platone: conoscenza, Idee e mondo sensibile nella Repubblica

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Platone: realtà sensibile, idee e conseguenze teoriche

D'altra parte, troviamo la realtà sensibile, che è soggetta a modifiche: mobilità, generazione e corruzione. Anche se il suo grado di realtà non può essere paragonato a quello delle Idee, le cose sensibili non sono realmente «essere», come avrebbero sostenuto i seguaci di Parmenide.

Con la teoria di cui sopra, il filosofo ateniese è in grado di superare il relativismo morale dei sofisti. Come il suo maestro Socrate, Platone intende dimostrare che la virtù si fonda sulla conoscenza (il cosiddetto intellettualismo morale). Allo stesso modo viene superata l'impossibilità della conoscenza scientifica: la scienza non può essere rigorosa se si riferisce al mondo in continua evoluzione (il sensibile), ma deve riferirsi a qualcosa che non cambia (le Idee). Non sarebbe quindi corretto basare l'uso della scienza, intesa come criterio di verità, su ciò che appare ai sensi.

Il problema del riferimento e delle leggi

Allo stesso modo si risolverebbe il problema del riferimento dei termini universali: alcuni pensano che i termini indichino soggetti diversi dalle persone fisiche, perché possono designare una pluralità di oggetti. I correlati soggetti dei termini sono chiamati Idee universali, e ciò permetterebbe di superare la convenzione delle leggi dei sofisti: i filosofi governanti sarebbero guidati da ideali trascendenti e assoluti.

La teoria platonica della conoscenza

L'analisi della conoscenza appare in molti dei dialoghi platonici. Ci sono alcuni primi approcci nel Menone e nel Fedone, ma l'elaborazione matura compare nel libro VI della Repubblica.

Menone: anamnesi e reminiscenza

Nel Menone è proposta una teoria della reminiscenza (anamnesi). Secondo essa, l'anima, essendo immortale, ha conosciuto tutte le sue esistenze precedenti; così, quando si apprende qualcosa, ciò che realmente avviene è che l'anima ricorda ciò che già sapeva. Il contatto con la sensibilità e l'esercizio della ragione forniscono gli strumenti che possono suscitare la memoria di ciò che è la conoscenza.

La Repubblica: corrispondenze tra realtà e conoscenza

Nella Repubblica, alla fine del libro VI, si stabilisce una stretta corrispondenza tra i diversi livelli e gradi di realtà e i diversi livelli di conoscenza. Platone distingue principalmente due modalità di conoscenza:

  • Doxa: la conoscenza sensibile;
  • Episteme: la conoscenza intelligibile.

A ciascuna di esse deve corrispondere una sorta di realtà: il sensibile e l'intelligibile, rispettivamente. La vera conoscenza è rappresentata dall'episteme, perché è l'unica che ha a che fare con l'essere, con ciò che non è soggetto a fluttuazioni (le Idee) e, quindi, è infallibile.

Analogie: la linea e il mito della caverna

Platone usa la famosa analogia della linea e il mito della caverna per esprimere le relazioni tra le due regioni della realtà, le loro suddivisioni e le tipologie di conoscenza che vi corrispondono. Queste immagini servono a chiarire come il percorso dalla doxa all'episteme comporti un progressivo avvicinamento al vero essere e alla verità immutabile.

Conclusione

La teoria platonica connette ontologia ed epistemologia in modo tale che la possibilità della conoscenza certa richiede l'esistenza di realtà stabili (le Idee). Questa impostazione influisce sia sulla concezione della morale che sulla legittimazione delle leggi e della scienza.

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