Il processo di desamortización: trasformazione della proprietà e rivoluzione liberale
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Il ruolo del sequestro nella rivoluzione borghese
Il sequestro (o desamortización) è stato un evento fondamentale nel processo di rivoluzione borghese. Ha rappresentato un cambiamento radicale nel sistema di proprietà e di possesso della terra.
Definizione e distinzione tra sequestro e confisca
Comprendere il sequestro significa analizzare la confisca governativa di beni di proprietà collettiva, sia ecclesiastica che civile. Dopo la nazionalizzazione e la successiva vendita all'asta, tali beni si trasformano in nuova proprietà privata, con piena libertà di utilizzo e disposizione, equiparandosi a qualsiasi altra merce di proprietà privata.
È necessario distinguere il 'disimpegno' (desamortización) dalla 'confisca'. Nel primo caso, i beni sono liberi nelle mani dei possessori (come nei casi di primogenitura). Nel secondo, i proprietari perdono i beni a favore dello Stato, che li trasforma in 'patrimonio nazionale' per poi venderli a privati, rendendoli 'beni liberi'.
Contesto storico e precedenti
Questo fenomeno è stato applicato con vigore durante il dominio progressista della reggenza di Maria Cristina (1836-1837), durante la reggenza di Espartero (1841-1843) e successivamente durante il Biennio Progressista (1854-1856) e il regno di Isabella II. Tuttavia, il processo ha avuto importanti precedenti.
L'Illuminismo e il XVIII secolo
Già durante il regno di Carlo III, gli illuministi criticarono l'ammortamento degli immobili, accusandolo di essere la causa principale della stagnazione del settore agricolo. I riformatori del XVIII secolo, preoccupati di massimizzare le risorse naturali come fonte di ricchezza e forza dello Stato, suggerirono la necessità di cambiare il sistema feudale della proprietà. Nel vecchio regime, gran parte del terreno era in 'manomorta' (terre monastiche o domini comunali) che, oltre a non pagare tasse, erano fuori mercato e non potevano essere capitalizzate o migliorate.
Godoy e le Cortes di Cadice
Più tardi, con Godoy (1798-1808), le politiche di guerra e il crescente debito pubblico costrinsero ad avviare un sequestro di beni ecclesiastici e comunali. Successivamente, durante le Cortes di Cadice, furono approvate leggi che prevedevano la soppressione dei conventi e la vendita delle loro proprietà.
Il restauro dell'assolutismo nel 1814 comportò la cancellazione di tali misure, così come avvenne nel 1823 dopo il Triennio Liberale, quando Ferdinando VII fu costretto a restituire i beni venduti.
La svolta liberale dopo Ferdinando VII
Alla morte di Ferdinando VII, i liberali misero in atto la macchina economica e giuridica per la vendita massiccia di terreni. Durante la reggenza di Maria Cristina (1833-1840), il sostegno liberale alla causa dinastica contro i carlisti gettò le fondamenta della costruzione dello Stato liberale.
Moderati contro Progressisti
Sebbene entrambi appartenessero alla famiglia liberale, esistevano divergenze:
- I moderati: sostenevano riforme che non compromettessero la proprietà, puntando sull'ordine e sulla forte autorità della Corona.
- I progressisti: propugnavano riforme radicali, limitando il ruolo politico della Corona ed espandendo la base elettorale.
L'era di Mendizábal
Nel 1836, i progressisti presero il potere. Mendizábal, uomo forte del governo, intraprese riforme fondamentali. I suoi obiettivi principali erano:
- Obiettivo finanziario: reperire entrate per pagare il debito pubblico e finanziare la guerra contro i carlisti.
- Obiettivo politico: creare un settore di proprietari legati al regime liberale, sottraendo sostegno al clero regolare, spesso vicino alla causa carlista.
- Obiettivo sociale: creare una classe media di contadini proprietari.
Mendizábal non inventò il sequestro, ma lo sistematizzò e radicalizzò. Con i decreti del 1835 e 1836, soppresse gli ordini religiosi e dispose la vendita di tutti i beni delle comunità estinte, trasformandoli in beni nazionali.