Purgatorio di Dante: Incontri nell'Antipurgatorio e Invettiva sull'Italia
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L'Antipurgatorio: Incontri e Riflessioni
1 Quando il gioco della zara ha fine, quello che ha perso rimane da solo e addolorato, mentre ripensa alle giocate fatte e impara tristemente;
2 tutta la gente segue il vincitore; quello tira dritto, e uno gli si mette di fronte, un altro lo tira da dietro, un altro lo segue affiancandolo;
3 quello non si ferma e ascolta l'uno e l'altro; dà la mancia a uno e questo non lo assilla più, e così si difende dalla calca.
4 Così facevo io in mezzo a quella folla di anime, volgendo il viso a loro qua e là, e promettendo mi separavo dalla calca.
Anime dell'Antipurgatorio
5 Qui c'era l'Aretino (Benincasa da Laterina) che fu ucciso dalle feroci braccia di Ghino di Tacco, e l'altro (Guccio de' Tarlati) che annegò mentre era inseguito (o inseguiva).
6 Qui pregava a mani giunte Federico Novello, e il pisano (Gano o Farinata degli Scornigiani) che fece apparire forte il buon Marzucco, suo padre.
7 Vidi il conte Orso (degli Alberti) e l'anima divisa dal suo corpo per astio e invidia, non per aver commesso una colpa, come diceva;
8 intendo dire Pierre de la Brosse; e a questo riguardo Maria di Brabante, finché è in vita, farebbe bene a pentirsi, per non finire in un gregge peggiore (tra i dannati).
Il Dubbio sulla Preghiera
9 Non appena mi fui liberato da tutte quelle anime che pregavano perché altri pregassero per permetter loro di purificarsi più in fretta,
10 io cominciai: «Mi sembra che tu neghi, o mio maestro, espressamente in una tua opera, che una preghiera possa piegare una decisione divina;
11 e queste anime pregano proprio per questo: dunque la loro speranza è vana, o le tue parole non mi sono chiare?»
12 E lui a me: «Le mie parole sono chiare e la speranza di costoro è ben riposta, se si guarda con attenzione e con intelletto integro;
13 infatti l'altezza del giudizio divino non è sminuita se l'ardore di carità (delle preghiere) compie in un istante ciò che deve essere espiato da chi si trattiene qui;
14 e nel punto dove io dissi questo, la colpa non veniva cancellata grazie alla preghiera, e poi la preghiera non era rivolta a Dio.
15 Tuttavia non ti fermare davanti a un dubbio così profondo, prima che ti parli colei che sarà luce tra la verità e il tuo intelletto.
16 Non so se capisci, parlo di Beatrice; tu la vedrai ridere felice sulla cima di questo monte» (C. VII, v. 1-48).
L'Incontro con Sordello e l'Invettiva contro l'Italia
17 E io: «Signore, andiamo più in fretta, dal momento che non sono stanco come prima e, come vedi, il monte getta già ombra».
18 Rispose: «Noi procederemo in questa giornata quanto più potremo; ma le cose stanno diversamente da come pensi.
19 Prima che tu arrivi lassù, vedrai risorgere il sole che già tramonta dietro il monte, così che tu non fai più ombra.
20 Ma vedi laggiù un'anima, che se ne sta tutta sola e che guarda verso di noi: quella ci mostrerà la via più spedita».
21 La raggiungemmo: o anima lombarda, come te ne stavi altera e disdegnosa, e piena di dignità nel muovere lentamente gli occhi!
22 Ella non ci diceva nulla, ma ci lasciava avvicinare, limitandosi a guardare come fa il leone quando sta in attesa.
23 Tuttavia Virgilio si avvicinò a lei, pregando che ci mostrasse il punto migliore per salire; e quella non rispose alla domanda, ma ci chiese del paese da dove venivamo e della nostra vita; e il dolce maestro iniziava a dire «Mantova...» e quell'ombra, che se ne stava tutta solitaria, si alzò dal luogo dove stava, dicendo: «O Mantovano, io sono Sordello, della tua terra!»; e si abbracciavano a vicenda.
Apostrofe all'Italia
24 Ahimè, Italia schiava, sede del dolore, nave senza timoniere in una gran tempesta, non più signora delle province ma bordello!
25 Quell'anima nobile fu così sollecita a fare festa al suo concittadino, solo per il dolce suono della sua terra, e adesso i tuoi abitanti in vita non smettono di farsi la guerra, e anche quelli che abitano la stessa città si rodono l'un l'altro.
26 Cerca, o infelice, intorno alle tue coste e poi guarda nell'interno, se alcuna parte di te si trova in pace.
27 A che è servito che Giustiniano ti aggiustasse il freno (emanasse le leggi), se la sella è vuota (nessuno le fa rispettare)? Senza di esso (senza le leggi) la vergogna sarebbe minore.
28 Oh gente (di Chiesa), che dovresti essere devota e lasciare che Cesare (l'imperatore) sieda sulla sella, se capisci bene la parola di Dio, guarda come è diventata ribelle questa bestia per non essere tenuta a bada dagli sproni, dal momento che la conduci a mano per le briglie.
29 O Alberto d'Asburgo, che abbandoni questa bestia divenuta indomabile e selvaggia, mentre dovresti inforcare i suoi arcioni (governare l'Italia), possa cadere dal cielo contro di te e la tua famiglia un giusto castigo, e sia straordinario ed evidente, così che il tuo successore (Arrigo VII) ne abbia timore! (C. VII, v. 47-99).
Il Declino dell'Impero
30 Infatti tu e tuo padre (Rodolfo I) avete lasciato che il giardino dell'Impero (l'Italia) sia abbandonato, rimanendo in Germania per cupidigia.
31 Vieni (o Alberto) a vedere i Montecchi e i Cappelletti, i Monaldi e i Filippeschi, uomo negligente, i primi già in rovina e gli altri sul punto di cadervi!
32 Vieni, o crudele, e vedi le oppressioni compiute (o subìte) dai tuoi feudatari, e cura le loro colpe (o danni); e vedrai come è oscura Santa Fiora!
33 Vieni a vedere la tua città di Roma che piange, vedova e abbandonata, e giorno e notte invoca: «Cesare mio, perché non hai qui la tua sede?»
34 Vieni a vedere quanto si amano gli Italiani! e se non hai alcuna pietà di noi, vieni almeno a vergognarti della tua reputazione.
35 E se mi è consentito, o altissimo Giove (Cristo), che fosti crocifisso per noi in Terra, i tuoi occhi giusti sono forse rivolti altrove?
36 Oppure nell'abisso della tua saggezza stai preparando un bene (per l'Italia) di cui non possiamo renderci conto?
37 Infatti tutte le città italiane sono piene di tiranni, e ogni contadino che si mette a capo di una fazione politica diventa un Marcello.
38 Firenze mia, puoi davvero esser contenta del fatto che questa digressione non ti tocca, grazie al tuo popolo che si ingegna.
39 Molti hanno la giustizia in cuore, ma questa si esprime tardi con le parole per non rischiare di non essere ponderata; ma il tuo popolo se ne riempie sempre la bocca.
40 Molti rifiutano le cariche pubbliche, ma il tuo popolo risponde sollecito senza essere chiamato, e grida: «Me ne incarico io!»
41 Ora rallegrati, visto che ne hai motivo: tu sei ricca, sei in pace, sei assennata! Se dico la verità, i fatti non lo nascondono.
42 Atene e Sparta, che scrissero le antiche leggi e furono così civili, diedero un piccolo contributo alla giustizia in confronto a te, che emani provvedimenti tanto sottili (elaborati, ma anche fragili) che quelli emessi a ottobre non arrivano a metà novembre.
43 Quante volte, a memoria d'uomo, hai tu mutato leggi, moneta e costumi, e rinnovato la popolazione (grazie agli esili)!
44 E se tu ti ricordi bene e vedi chiaramente, riconoscerai di esser simile a quell'ammalata che non può trovare riposo nel letto, ma rigirandosi di continuo cerca di alleviare il dolore (C. VII, v. 100-151).
Canto V: Le Anime dei Morti Violenti
1 Io mi ero già allontanato da quelle anime e seguivo i passi della mia guida, quando dietro a me, drizzando il dito, una di esse gridò: «Vedete che il raggio del sole da sinistra non sembra attraversare quello che segue, che sembra proiettare un'ombra come un vivo!»
2 Rivolsi lo sguardo al suono di queste parole e vidi quelle anime che meravigliate guardavano me, proprio me, e la luce del sole interrotta dal mio corpo.
3 Il maestro mi disse: «Perché il tuo animo si lascia distrarre al punto di rallentare il cammino? che t'importa di ciò che si mormora qui?
4 Seguimi e lascia che la gente parli: sta' come una torre salda, che non ondeggia mai la sua cima per quanto i venti soffino;
5 infatti, l'uomo in cui un pensiero ne fa nascere un altro allontana da sé la propria meta, perché la forza dell'uno indebolisce quella dell'altro».
6 Che potevo dire, se non «Ti seguo»? Lo dissi, alquanto cosparso del rossore che talvolta fa l'uomo degno di esser perdonato.
7 E intanto, su un ripiano roccioso che tagliava il monte trasversalmente, venivano verso di noi delle anime poco lontane, che cantavano il Salmo 'Miserere' a versetti alternati.
8 Quando videro che io, col mio corpo, non permettevo ai raggi del sole di passare, mutarono il loro canto in un «oh!» lungo e fioco;
9 e due loro, in qualità di messaggeri, corsero verso di noi e ci chiesero: «Informateci della vostra condizione».
10 E il mio maestro: «Voi potete tornare indietro e riferire a quelli che vi hanno mandati qui che il corpo di costui è in carne e ossa.
11 Se essi, come penso, si sono fermati per aver visto la sua ombra, vi ho detto abbastanza: lo accolgano cortesemente e ciò potrà tornare loro utile».
12 Io non ho mai visto stelle cadenti fendere il cielo all'inizio della notte, né lampi squarciare le nuvole d'agosto al calar del sole, tanto rapidamente quanto quelle anime tornarono in alto; e arrivate là, corsero verso di noi con le altre come una schiera sfrenata.
13 Virgilio disse: «Questa gente che si accalca intorno a noi è molta, ed essi vengono a pregarti: perciò continua a camminare e ascolta mentre procedi».
14 Essi venivano gridando: «O anima che vai per essere felice, con quel corpo col quale sei nato, rallenta un poco il passo. (C. V, v. 1-48).
Richieste di Suffragio
15 Guarda se hai mai visto qualcuno di noi nel mondo, così che tu possa portare sue notizie sulla Terra: suvvia, perché continui a camminare? Suvvia, perché non ti fermi?
16 Noi tutti siamo stati uccisi violentemente e siamo stati peccatori fino all'ultima ora; in punto di morte una luce del cielo ci illuminò la mente, cosicché, pentendoci e perdonando, uscimmo fuori dalla vita in grazia di Dio, il quale ci strugge nel desiderio di vederlo».
17 E io: «Per quanto io guardi i vostri volti, non ne riconosco nessuno; ma se voi volete qualcosa che sia in mio potere, spiriti fortunati, ditelo e io lo farò, in nome di quella pace che io, seguendo i passi di questa guida, cerco nei regni dell'Oltretomba».
18 E uno iniziò: «Ciascuno si fida della tua promessa senza bisogno di giuramenti, purché l'impossibilità (nonpossa) non impedisca la tua volontà.
19 Perciò io, che parlo da solo davanti agli altri, ti prego, se mai andrai in quel paese (la Marca Anconetana) che sta tra la Romagna e il regno di Carlo d'Angiò, che tu preghi i miei congiunti a Fano, così che essi preghino per me e mi permettano di espiare le mie colpe.
20 Io ero originario di Fano, ma le profonde ferite da cui uscì il sangue nel quale risiedeva la mia anima, mi furono inferte nel territorio di Padova,
21 là dove credevo di essere al sicuro: artefice di questo fu Azzo VIII d'Este, che mi odiava assai più di quanto avesse ragione.
22 Ma se io fossi fuggito verso il borgo della Mira, quando fui raggiunto dai miei sicari ad Oriago, sarei ancora nel mondo dei vivi.
23 Invece corsi verso la palude, e le canne e il fango mi impacciarono al punto che caddi; e lì vidi il sangue che mi usciva dalle vene e dalle vene e formava un lago al suolo».
24 Poi un altro disse: «Orsù, ti auguro che si realizzi quel desiderio che si spinge su per l'alto monte; tu con buona pietà aiuta il mio!
25 Io fui uno di Montefeltro e mi chiamo Bonconte; né la mia vedova Giovanna né gli altri miei congiunti si curano di me, per cui io mi vergogno fra queste anime».
26 E io a lui: «Quale forza o caso fortuito ti trascinò fuori da Campaldino, così che il tuo corpo non fu mai ritrovato?»
27 Lui rispose: «Oh! Ai piedi del Casentino scorre un torrente chiamato Archiano, che nasce in Appennino presso l'Eremo di Camaldoli. (C. V, v. 49-99).
La Morte di Bonconte e Pia de' Tolomei
28 Qui persi la vista e la parola; morii pronunciando il nome di Maria e caddi, e rimase solo il mio corpo.
29 Ora ti dirò la verità e tu riferiscila ai vivi: l'angelo di Dio mi prese, e quello d'Inferno gridava: "O tu del cielo, perché mi togli ciò che mi spetta?
30 Tu porti via la parte eterna (l'anima) di costui per una lacrimetta che me la toglie; ma io riserverò ben altro trattamento al corpo!".
31 Tu sai bene come nell'atmosfera si raccolga quel vapore umido che ridiventa acqua, non appena sale dove è più freddo.
32 Quel diavolo unì la sua volontà malvagia, che cerca solo il male, con l'intelletto, e mosse il fumo e il vento grazie al potere che la natura gli ha concesso.
33 Poi, appena calò il sole, coprì di nebbia tutta la pianura da Pratomagno fino alle alte vette dell'Appennino; e rese il cielo soprastante gonfio di umidità, tanto che questa si trasformò in pioggia; essa cadde e ciò che la terra non riuscì ad assorbire riempì i fossati;
34 e quando confluì ai corsi d'acqua, si riversò verso l'Arno tanto velocemente che nulla poté arrestarla.
35 L'Archiano rapinoso trovò il mio corpo morto sulla foce e lo spinse nell'Arno, sciogliendo la croce che avevo fatto sul mio petto con le braccia quando fui giunto alla fine; mi fece rotolare per le rive e sul fondale, poi mi seppellì coi detriti che aveva trascinato».
36 «Orsù, quando sarai tornato sulla Terra e avrai riposato per il lungo cammino», proseguì un terzo spirito dopo il secondo, «ricordati di me, che sono Pia (de' Tolomei); nacqui a Siena e fui uccisa in Maremma; lo sa bene colui che, dopo avermi chiesto in sposa, mi aveva dato l'anello nuziale».
Approfondimenti sui Personaggi
- Manfredi di Sicilia: Figlio naturale di Federico II, scomunicato e morto in battaglia. Dante lo usa per mostrare che la bontà divina supera le scomuniche ecclesiastiche.
- Bonconte da Montefeltro: Ghibellino morto a Campaldino. Il suo racconto drammatico sottolinea la lotta tra angelo e diavolo per l'anima umana.
- Jacopo del Cassero: Nobile guelfo ucciso per motivi politici da Azzo VIII d'Este.
- Pia de' Tolomei: Nobile senese uccisa dal marito, simbolo di una morte tragica e silenziosa.
- Sordello da Goito: Trovatore provenzale, scelto da Dante come simbolo dell'amor patrio e guida nel canto VII.