Riforme Economiche e Agricoltura nel Settecento Spagnolo

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Riforme Economiche nel Settecento

Il Settecento fu un periodo di ripresa economica, strettamente legata alla crescita della popolazione che, a sua volta, aumentò la pressione sulla produzione agricola. Tale crescita fu eterogenea, risultando più marcata nelle periferie rispetto al centro della penisola. In questo contesto, sotto i regni di Carlo III (con il Conte di Aranda nel 1769) e Carlo IV (con Floridablanca nel 1787), furono effettuati i primi censimenti per valutare il potenziale economico e fiscale del Paese.

3.1. Agricoltura e proprietà della terra

L'agricoltura rappresentava il settore economico principale: la stragrande maggioranza della popolazione viveva di essa e dalla terra si otteneva quasi tutto il reddito. Tuttavia, si trattava di un'agricoltura caratterizzata da un forte ritardo tecnico, dalla prevalenza della coltivazione a secco rispetto a quella irrigua e dalla classica trilogia mediterranea. La produzione si basava sull'estensione della superficie coltivata piuttosto che sull'aumento della produttività. Le crisi di sussistenza erano frequenti: il fallimento dei raccolti provocava un aumento immediato dei prezzi, carestie e fame tra la popolazione più povera.

L'arretratezza agricola era legata alla struttura della proprietà terriera: i proprietari erano una minoranza, mentre la grande maggioranza dei contadini lavorava terre non proprie. La terra non era libera, ma vincolata: il proprietario poteva godere dei benefici, ma non poteva vendere i terreni. La proprietà era concentrata nelle mani della Chiesa, della nobiltà, dei comuni e della Corona, lasciando una percentuale minima ai contadini. Di conseguenza, non esisteva un mercato fondiario e l'aristocrazia terriera viveva di rendita senza investire in miglioramenti.

Le proposte di riforma agraria

I problemi delle zone rurali divennero oggetto di attenzione governativa durante il regno di Carlo III. Il punto di partenza fu la raccolta di dati da parte del Consiglio di Castiglia nel cosiddetto "Expediente General". Sebbene la legge agraria definitiva non fu mai promulgata, vennero elaborate relazioni fondamentali:

  • Floridablanca: Nel suo "Risposta del procuratore nel caso della provincia di Estremadura", si concentrò sull'esistenza di terre incolte, proponendo di assegnare le terre comunali ai contadini.
  • Campomanes: Nel "Memoriale Aggiustato", pose l'accento sulla situazione dei contadini senza terra, suggerendo aiuti governativi, prestiti per attrezzi agricoli e la revisione dei contratti di locazione a breve termine.
  • Jovellanos: Nel "Rapporto sulla Legge Agraria", sostenne la necessità di trasformare la terra in una merce, eliminando i vincoli della manomorta e dei maggioraschi per favorire chi avesse un reale interesse alla coltivazione.

Misure di riforma e limiti

L'Illuminismo spagnolo portò al centro del dibattito il problema agricolo, che sarebbe rimasto cruciale per tutto l'Ottocento e parte del Novecento. Durante i regni di Carlo III e Carlo IV, furono adottate alcune misure, seppur timide:

  • Colonizzazione di zone disabitate (es. Sierra Morena sotto Pablo de Olavide).
  • Cancellazione dei privilegi della Mesta.
  • Distribuzione di terre comunali in affitto ai contadini più poveri.
  • Primi tentativi di confisca dei beni ecclesiastici (1798).
  • Divieto di aumento dei prezzi dei contratti d'affitto (1794).
  • Costruzione di infrastrutture irrigue, come il Canale Imperiale d'Aragona.
  • Liberalizzazione del commercio dei cereali (1765).

Nota finale: L'efficacia di queste misure fu limitata poiché non alterarono la struttura profonda della proprietà fondiaria, lasciando il problema sostanzialmente irrisolto.

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