La Rivolta dei Comuneros: Il Conflitto tra Carlo I e le Città di Castiglia
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Il Movimento dei Comuneros e l'Ascesa di Carlo I
Nel 1516 Carlo I, figlio di Giovanna la Pazza e Filippo il Bello, nonché nipote dei Re Cattolici Ferdinando e Isabella, fu nominato re di Castiglia e Aragona. Subito dopo, presentò la sua candidatura per il titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero. Fu eletto imperatore nel 1519 e richiese alle Cortes (i tribunali) fondi straordinari alle città castigliane per finanziare la sua incoronazione imperiale.
L'aumento della pressione fiscale generò un diffuso malcontento, dando origine alla rivolta nota come il movimento della "Comunità di Castiglia".
Le Cause della Ribellione
Le cause principali della ribellione furono i cattivi raccolti e la conseguente carestia che colpì il XVI secolo. A ciò si aggiunse il malcontento di alcune città per l'egemonia nel commercio della lana, settore in cui Burgos godeva di privilegi rispetto ad altri centri.
Inoltre, Carlo I nominò diverse personalità fiamminghe, che non conoscevano le caratteristiche e le necessità del paese, per ricoprire alte cariche nell'amministrazione, sostituendo i funzionari spagnoli.
Una volta eletto imperatore, il re convocò le Cortes a Santiago per ordinare un nuovo servizio finanziario volto a far fronte alle ingenti spese della sua incoronazione imperiale.
Lo Scoppio della Rivolta e i Protagonisti
Nell'aprile del 1520, la rivolta scoppiò a Toledo, quando il consiglio comunale guidato da Juan de Padilla si oppose alle richieste del sovrano. La folla insorse e prese il castello, espellendo il magistrato regio. La ribellione si estese rapidamente ad altre città della Castiglia; nel maggio 1520, a Segovia, la folla giustiziò i funzionari e i consiglieri che avevano votato a favore del servizio richiesto dal re.
Le Richieste dei Comuneros
Le principali rivendicazioni degli spagnoli insorti furono:
- Riserva degli uffici pubblici esclusivamente ai castigliani.
- Divieto di esportazione di denaro al di fuori del regno.
- Nomina di un governatore castigliano in assenza del re.
Nell'agosto del 1520, fu indetta una riunione delle città ribelli a cui parteciparono i rappresentanti di Avila, Toledo, Segovia, Salamanca e Toro.
A Segovia, sotto la direzione di Juan Bravo, avvenne il primo scontro tra le truppe dei Comuneros (rinforzate dalle milizie di Toledo e Madrid) e le truppe reali. Nello stesso mese, il governo ordinò l'incendio di Medina del Campo, un evento che spinse ancora più città castigliane a sostenere la ribellione.
L'Evoluzione del Conflitto e la Fine del Movimento
Alla fine di agosto, l'esercito dei Comuneros si diresse a Tordesillas, dove risiedeva la regina Giovanna la Pazza. Qui si riunirono i rappresentanti di 14 città. I delegati incontrarono la regina e la Giunta di Tordesillas entrò ufficialmente in carica.
Tuttavia, il 4 dicembre l'esercito reale riconquistò Tordesillas, causando la perdita del controllo sulla Regina Giovanna da parte dei ribelli. In quel periodo, il re Carlo I emanò un editto in cui condannava 249 abitanti dei villaggi insorti: chiunque avesse offerto loro supporto sarebbe stato dichiarato traditore, sleale, ribelle e infedele.
Sempre in quel mese, Antonio de Acuña condusse una spedizione attraverso le città da Madrid fino a Consuegra. Nell'aprile del 1521, Acuña apparve a Zocodover, dove fu acclamato dalla folla prima di incontrare Maria Pacheco, moglie di Juan de Padilla, la quale assunse il comando della ribellione a Toledo.