La Rivoluzione Liberale e le Confische in Spagna: Storia e Conseguenze

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La Rivoluzione Liberale e la Trasformazione dell'Agricoltura Spagnola

La rivoluzione liberale ha portato una serie di cambiamenti legali che hanno trasformato la campagna spagnola in un'agricoltura capitalistica: l'abolizione del sistema feudale, che ha trasformato i beni in proprietà privata e i vassalli in lavoratori liberi, la libertà di recinzione dei terreni, la libertà di commercializzazione delle colture e dei prezzi, l'attuazione del libero scambio nel settore agricolo e l'abolizione della decima.

Ma, senza dubbio, l'aspetto più importante, sia a livello economico che sociale, è stata la confisca delle terre della Chiesa e dei comuni. Già nel XVIII secolo, l'Illuminismo riteneva che la massa di terre nelle mani dei privilegiati fosse la causa principale dell'arretratezza dell'agricoltura; si propose quindi di fermare il processo di accumulazione, ma i Borboni si opposero. Fu l'enorme debito accumulato a spingere la Corona verso la confisca.

Le Fasi della Legislazione sulle Confische

I. Le prime fasi (Carlo IV e il Triennio Liberale)

Possiamo distinguere due fasi principali della legislazione sulle confische:

  • 1798: Godoy autorizza la confisca dei beni della soppressa Compagnia di Gesù e del Waqf (orfanotrofi, case di misericordia, ecc.) per soddisfare il pagamento del debito in un contesto di guerra. Venne venduto 1/6 della proprietà della Chiesa.
  • 1813: Le Cortes di Cadice approvarono un decreto di confisca generale che, sebbene difficilmente implementabile, servì da precedente per le confische del Triennio Liberale.

II. Le confische di Mendizábal e Madoz

Il grosso della confisca spagnola fu opera dei governi progressisti durante il regno di Isabella II:

  • Decreti del 1836 e 1837 (Mendizábal): Comportarono la nazionalizzazione di tutti i beni del clero e la successiva vendita all'asta pubblica. Tra il 1836 e il 1844 fu venduto oltre il 66% del patrimonio della Chiesa.
  • Legge Madoz del 1855: Colpì i beni comunali. La vendita di questi beni durò fino alla Restaurazione, con il picco tra il 1855 e il 1867.

Risultati e Impatto del Processo di Nazionalizzazione

  1. Cambiamento del sistema di proprietà: La liberalizzazione della vendita ha introdotto modifiche nel sistema di coltivazione, passando da una policoltura di sussistenza a una monocoltura commerciale.
  2. Aumento della produzione: Si è verificata una bonifica dei terreni, ma la produttività è rimasta bassa a causa della mancanza di investimenti tecnici.
  3. Finanze pubbliche: Il processo non è riuscito ad alleviare il problema del debito pubblico a causa della svalutazione dei titoli.
  4. Classe sociale: Non è stata creata una classe di piccoli proprietari terrieri liberali; al contrario, si è rafforzata l'aristocrazia terriera.
  5. Perdita dei comuni: I comuni hanno perso reddito, peggiorando le condizioni di vita degli agricoltori più poveri.
  6. Struttura proprietaria: Il latifondo è stato rafforzato nelle regioni dove era già predominante (Andalusia Occidentale).
  7. Patrimonio culturale: Si è verificato un grave saccheggio del patrimonio artistico, con la rovina di molti conventi e chiese.

Glossario e Contesto Storico

  • Debito pubblico nazionale: Fondi statali ottenuti mediante l'emissione di titoli.
  • Ricchezza morta (Mano morta): Proprietà (comunità o primogeniture) che, per vincoli legali o testamentari, non potevano essere vendute o trasferite.
  • Isabella II (1833-1868): Il suo regno è fondamentale per l'organizzazione dello Stato liberale, nonostante le controversie e le guerre carliste.

Analisi del Documento Legislativo

Il testo analizzato è un frammento del Regio Decreto del 19 febbraio 1836, che dichiarava la vendita delle proprietà delle comunità religiose. Si tratta di un atto governativo emanato senza discussione parlamentare, riflettendo l'urgenza politica dell'epoca.

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