Rivoluzione Russa e Fascismo Italiano: Storia del Novecento
La Rivoluzione Russa
La Russia zarista e la prima guerra mondiale
La Russia tentò di mettere in pratica le idee di Marx. La partecipazione alla prima guerra mondiale causò enormi perdite umane, carestie e inflazione. Il regime zarista era autoritario e fu scosso dalle rivolte del 1905, che portarono alla nascita della Duma, il primo parlamento russo. Durante la "Domenica di sangue" i marinai della corazzata si ribellarono allo zar. Nacquero inoltre i soviet, assemblee rappresentative di fabbriche e clandestini. La dinastia dei Romanov governava con gli ultimi zar.
I partiti politici russi
- Cadetti: liberali e borghesi.
- Socialdemocratici marxisti: si divisero in menscevichi (socialisti graduali, favorevoli a una trasformazione progressiva) e bolscevichi (comunisti rivoluzionari).
- Socialisti rivoluzionari: sostenitori di un socialismo basato sulle idee dei contadini.
La rivoluzione di febbraio
La rivoluzione di febbraio (marzo nel calendario occidentale) fu una rivoluzione borghese che pose fine al regime zarista e instaurò una repubblica. Il 23 febbraio, Giornata internazionale della donna, le operaie scesero in piazza e si unirono agli operai. Nonostante l'ordine dello zar ai militari di reprimere le manifestazioni, una parte dell'esercito si unì alla protesta e prese il controllo di Pietrogrado. Lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare e il potere passò a un governo provvisorio guidato da L'vov. Il soviet di Pietrogrado, organo politico non riconosciuto ufficialmente, esercitava però un forte potere sul popolo e sull'esercito.
Il ritorno di Lenin e le Tesi di aprile
Lenin, aiutato dalla Germania, tornò in Russia. Il paese uscì dalla guerra e Lenin scrisse le Tesi di aprile, di ispirazione marxista, che proponevano di affidare il potere ai soviet e di ridistribuire le terre ai contadini.
La Rivoluzione d'Ottobre
La rivoluzione d'ottobre fu una rivoluzione comunista guidata dai bolscevichi, che conquistarono il favore del popolo di Pietrogrado e il controllo dell'esercito. Durante l'insurrezione guidata da Lenin, i bolscevichi occuparono il Palazzo d'Inverno.
Il nuovo governo, il Consiglio dei commissari del popolo, avviò una serie di riforme:
- nazionalizzazione delle banche;
- gestione delle fabbriche affidata agli operai;
- uguaglianza tra i popoli russi;
- ridistribuzione delle terre;
- una costituzione comunista con suffragio universale, ma senza la maggioranza richiesta.
Lenin scelse infine di convocare un'Assemblea costituente.
La guerra civile russa
Tra bolscevichi e menscevichi si svolse una contrapposizione tra "rossi" e "bianchi", che controllavano diverse zone della Russia. Francia e Gran Bretagna sostennero i bianchi contro la rivoluzione d'ottobre, ma vinsero i bolscevichi, che nel frattempo avevano fatto giustiziare i Romanov.
Con la pace di Brest-Litovsk la Russia recuperò i territori perduti. Lenin reprimette gli oppositori, dichiarò illegali tutti i partiti diversi da quello bolscevico e istituì la polizia segreta, la Ceka. La capitale fu trasferita a Mosca.
Alla morte di Lenin, Stalin rafforzò lo stato e instaurò un regime totalitario, simile al fascismo e al nazismo.
Il fascismo in Italia
Il dopoguerra e il "biennio rosso"
Al termine della prima guerra mondiale all'Italia non furono riconosciuti i territori di Istria, Dalmazia e Fiume, e questo generò il mito della "vittoria mutilata". Nel biennio rosso (1919-1921) si susseguirono rivolte e cresceva il timore di una rivoluzione come quella russa, che favorì l'ascesa del fascismo.
La politica italiana era paralizzata da due grandi partiti di massa:
- Partito socialista: al congresso di Bologna del 1919 si divise tra massimalisti (favorevoli alla rivoluzione comunista) e riformisti (graduali).
- Partito popolare: di ispirazione cattolica, superò il non expedit.
Nascita del movimento fascista
Il 23 marzo 1919, in piazza San Sepolcro a Milano, un gruppo di uomini guidati da Benito Mussolini redasse il programma dei Fasci di combattimento. Il movimento ebbe fin dall'inizio un carattere antipartito: disprezzava la politica tradizionale ed esaltava la violenza delle squadre d'azione.
Alle elezioni del 1919 i fascisti non ottennero successo, mentre vinsero i socialisti. Tra il 1918 e il 1922 si succedettero diversi governi, a causa dell'instabilità parlamentare. Nel frattempo cresceva il numero di iscritti ai Fasci e i liberali iniziarono ad allearsi con loro. Alle elezioni del 1921 i fascisti si presentarono nel blocco nazionale, un'unione di liste elettorali di destra.
Mussolini, parlamentare, cercò inizialmente di normalizzare il fascismo per contenere le violenze, firmando un patto di pacificazione con i socialisti, ma questo fu smentito quando fondò il Partito Nazionale Fascista.
La marcia su Roma
Nel 1922 le camicie nere sfilarono a Roma durante la marcia su Roma. Mussolini fu nominato capo del governo dal re Vittorio Emanuele III, che non dichiarò lo stato d'assedio per paura di una guerra civile. Fu il primo governo Mussolini, un governo di ventennio fascista, presentato con il celebre discorso del bivacco.
La legge Acerbo e il delitto Matteotti
Nel 1923 la legge Acerbo trasformò il sistema elettorale proporzionale in maggioritario: al partito che otteneva il 25% dei voti venivano assegnati i due terzi dei seggi in parlamento. Nel 1921 si era verificata la scissione del partito socialista, che indebolì la sinistra. Con la legge Acerbo, alle elezioni del 1924 i fascisti ottennero i due terzi dei seggi.
Il clima di violenza culminò nel rapimento e omicidio di Giacomo Matteotti, deputato socialista che aveva denunciato le violenze fasciste. Le opposizioni abbandonarono il parlamento in segno di protesta, dando vita alla secessione dell'Aventino, ma non ottennero nulla. Il 3 gennaio 1925 Mussolini completò la sua ascesa con un discorso alla Camera, assumendo la responsabilità politica del delitto Matteotti.
La dittatura fascista
Il totalitarismo fascista
Il regime fascista concentrò il potere in un unico organo. La dittatura fascista fu totalitaria: controllava ogni aspetto della vita politica, economica e sociale. Fu uno dei primi regimi totalitari, ma non fu perfetto, poiché le associazioni cattoliche continuarono a esistere. Il partito unico e l'ideologia unica furono imposti con la violenza, e le comunicazioni furono sotto il controllo dello Stato. Mussolini riuscì a trasformare l'Italia in uno stato totalitario perché lo Statuto albertino era una costituzione flessibile, che poté essere modificata.
Le leggi fascistissime
Tra il 1925 e il 1926 Mussolini approvò le leggi fascistissime, che instaurarono un nuovo regime in cui il capo del governo non dipendeva più dal parlamento:
- il presidente del Consiglio dei ministri divenne capo del governo;
- il capo del governo era responsabile solo davanti al re, e il parlamento non poteva farlo dimettere nemmeno con la sfiducia;
- furono soppressi i partiti politici, e tutti tranne quello fascista furono considerati illegali;
- furono aboliti l'elezione dei sindaci e le autonomie locali: il capo del governo sceglieva i podestà, nominati dal re;
- fu abolita la libertà di stampa.
Furono inoltre reintrodotta la pena di morte per motivi politici, istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, l'Ovra per la vigilanza sugli oppositori e il confino, cioè l'esilio di oppositori politici in piccoli centri isolati dal mondo.
Il Gran Consiglio del fascismo
Nel 1923 fu istituito il Gran Consiglio del fascismo, assemblea di grandi gerarchi fascisti. Inizialmente si occupava solo del partito, ma in seguito ottenne potere a livello statale: nominava i candidati al parlamento e il suo parere era obbligatorio per le decisioni importanti. Fu così trasformato in un organo pubblico, favorendo la normalizzazione del fascismo.
I Patti Lateranensi
Il regime non riuscì a controllare completamente la Chiesa, poiché l'Italia era cattolica e il Partito popolare aveva una forte base cattolica. Mussolini fu quindi costretto a un compromesso: rinunciò all'anticlericalismo previsto dal programma di San Sepolcro e firmò nel 1929 i Patti Lateranensi con papa Pio XI. La Chiesa riconobbe la sovranità dello Stato italiano, lo Stato versò risarcimenti alla Chiesa e fu regolato il rapporto tra Stato e Chiesa, con la religione cattolica come unica religione di Stato.
Il corporativismo
Mussolini volle controllare ogni aspetto della società. I sindacati liberi furono resi illegali, perché bloccavano lo Stato con gli scioperi, e furono sostituiti da un sindacato fascista che determinava i contratti di lavoro. Il corporativismo fu il modello economico fascista, alternativo sia al liberalismo individualista (in cui ognuno rivendica i propri diritti) sia al collettivismo sociale (basato sulla lotta di classe, l'abolizione della proprietà privata e il conflitto tra operai e datori di lavoro). Nello Stato contava la corporazione a cui si apparteneva in base al proprio lavoro. Mussolini pensava di superare il conflitto sociale sostituendo la Camera dei deputati con una rappresentanza delle corporazioni.
Il controllo della società: dopolavoro e Balilla
Il regime controllava il tempo libero e le attività ricreative dei cittadini attraverso l'Opera nazionale dopolavoro e l'Opera nazionale Balilla per i giovani. Lo Stato controllava le attività dei giovani in base all'età e organizzava esercitazioni con logiche militari.
Nessuno poteva contestare il regime, poiché il dissenso era punito con la violenza e non esistevano altre vie per esprimere idee diverse. Per questo il regime godette di un grande consenso.
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