I Sofisti e Socrate: La Rivoluzione Umanistica della Filosofia Greca
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I Sofisti: La Rivoluzione Umanistica ad Atene
I Sofisti operano ad Atene nel V secolo a.C., prima di Socrate. La scuola sofistica rappresenta una vera e propria rivoluzione umanistica e filosofica che, rispetto alla scuola presocratica, si concentra sull'indagine riguardante i temi della natura, dell'uomo e della società (lingua, politica, leggi, ecc.). Non si tratta di una vera e propria scuola, ma di un insieme di intellettuali che si occupano degli affari pubblici della città e che saranno i maestri dei futuri oratori di Atene.
Definizione di Sofista
Il termine Sofista deriva da sophòs (superlativo: sapientissimo). Platone e Aristotele ne diedero una definizione negativa, essendo critici nei loro confronti, definendoli "artificiosi e non genuini" (da qui il termine sofisticato).
Il Contesto Storico e la Democrazia
I sofisti furono maestri perché, nel frattempo, ad Atene avvenne la nascita della democrazia con Pericle, un sistema aperto al dibattito e antitradizionalista. Essi furono i primi insegnanti a pagamento: si spostavano di città in città alla ricerca di discepoli per indirizzarli all'oratoria.
Caratterizzati da una mentalità aperta e cosmopolita, i sofisti erano costantemente a contatto con credenze e usanze di altre città, sempre in cerca di sapere.
Obiettivi e Virtù
Il loro obiettivo era la conoscenza come virtù, intesa come capacità di vivere in società e partecipare alla vita politica. Ricercavano il bene della città, da loro definito "degli uomini". Infatti, per essere un cittadino modello, era necessario saper sostenere confronti e argomentazioni, partecipando attivamente alla vita politica.
La virtù per i sofisti comprendeva:
- L'importanza del linguaggio e della parola.
- Il saper filosofare (argomentare razionalmente).
- L'arte oratoria.
Il Relativismo e il Logos
In quel tempo di acceso dibattito politico emerse il Relativismo: in democrazia non esiste una verità assoluta, quindi nemmeno un bene, un male o una giustizia assoluti. È necessario individuarne diverse versioni attraverso il Logos e il dialogo, affinché siano convenienti per tutti.
Protagora di Abdera
Protagora fu il più celebre tra i sofisti. La sua tesi fondamentale recita: "L'uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono per ciò che sono e di quelle che non sono per ciò che non sono".
Le Tre Dimensioni dell'Uomo
Secondo Protagora, l'uomo si articola in tre dimensioni:
- Civiltà e popoli: convinzioni collettive e relativismo culturale.
- Singolo uomo: punti di vista soggettivi.
- Umanità: il genere umano che, grazie alla ragione, è misura di tutto.
L'uomo, nelle sue tre dimensioni, è il criterio di giudizio e di attribuzione di significato alla realtà. Questa è la prima definizione di relativismo: la realtà è sempre relativa a coloro che giudicano. Non esiste una verità assoluta che detti cosa sia bene o male, ma l'uomo ha la capacità di scegliere cosa sia giusto o meno, sia come singolo che come collettività. Attraverso il Logos, l'uomo attribuisce verità che non provengono dall'esterno.
Metodo delle Antilogie e Scontro Natura-Uomo
Protagora introdusse il metodo delle antilogie e l'arte di costruire "discorsi doppi": due tesi contraddittorie su uno stesso tema che si annullano o si escludono a vicenda. Questo serviva ai futuri oratori per destreggiarsi tra diverse opinioni e per "rendere più forte un discorso più debole".
Riguardo allo scontro Natura-Uomo, secondo i sofisti la natura non è un'entità fissa in cui l'uomo è inserito, ma entrambi fanno parte di uno stesso processo: la natura ha una propria storia da cui è generato l'uomo, il quale poi la modifica (un esempio è proprio la città).
Socrate: Il Filosofo per Eccellenza
Socrate (Atene, 470 a.C.) è conosciuto come il filosofo che portò la filosofia "dal cielo alla terra", ovvero agli uomini. Si servì esclusivamente della parola orale; non lasciò alcuno scritto perché considerava la scrittura una scienza non vera ma apparente, superficiale e silenziosa.
Sebbene sia difficile tracciare un ritratto preciso di Socrate, tutte le fonti concordano sul fatto che la sua bellezza risiedesse all'interno, nelle sue idee. La fonte più importante sono i dialoghi di Platone, suo allievo, sebbene anche Aristofane ne parli, definendolo però un "chiacchierone ozioso".
La Ricerca sull'Uomo e la Condanna
Socrate era aperto all'insegnamento sofistico e scientifico, interessandosi a ricerche naturalistiche e ai problemi dell'uomo. Frequentò il Circolo di Pericle, avendo contatti con fisici e scienziati dell'epoca (come Parmenide e Zenone).
Si concentrò sulla ricerca intorno all'uomo, partecipando alla vita pubblica fino a quando Atene cadde nelle mani del governo dei Trenta Tiranni. Nel 399 a.C. (approssimato a 400 a.C. nel testo) venne condannato con l'accusa di corrompere i giovani e obbligato a bere la cicuta. Il governo voleva ripristinare l'èthos (le regole della polìs) e il dialogo socratico era malvisto. Socrate non scappò perché si considerava "figlio della legge" e accettò il suo destino.
Il Metodo Socratico e l'Anima
Il metodo di Socrate si collega alla sofistica per la ricerca sull'uomo e l'uso del discorso, ma egli intende l'uomo come anima (psychè). La discussione serve a distinguere il vero dal falso, oltrepassando la prospettiva fisica di Anassagora, che coglieva solo la corporeità.
L'uomo non ha una natura già definita, ma si definisce da sé. L'anima è una dimensione divina e immortale distinta dal corpo. "Conosci te stesso" è la sua frase celebre: riconoscere in se stessi la propria anima attraverso il dialogo.
Ironia, Confutazione e il "So di non Sapere"
Socrate condivideva parzialmente il relativismo sofistico, ma a differenza dei sofisti, credeva in una ricerca costante attraverso il dialogo.
- "So di non sapere": la consapevolezza della propria ignoranza è il presupposto fondamentale per il dialogo.
- Ironia (eironeia): la prima tecnica del dialogo. Consiste nel fingere interesse per le parole dell'interlocutore per renderlo consapevole della propria ignoranza.
- Confutazione (elenchos): dimostrare che le tesi altrui sono false o contraddittorie.
Il sapere per Socrate non viene dall'esterno (dal maestro), ma è uno stimolo per far affiorare la sapienza già presente dentro ognuno di noi.
L'Etica Socratica e il Demone
Nell'etica socratica, il bene è oggetto di scienza e coincide con la ricerca, considerata virtù. Socrate sosteneva l'intellettualismo etico: "Se conoscessimo perfettamente il bene, nessuno commetterebbe il male". L'etica è dunque lo sforzo di conoscere se stessi.
In questo contesto si inserisce il "demone" che Socrate avvertiva dentro di sé: non un'ispirazione nel senso moderno, ma una natura divina che lo metteva in guardia dal compiere certe azioni (come dedicarsi alla politica) per concentrarsi esclusivamente sulla ricerca filosofica.