Storia contemporanea: dal secondo dopoguerra alle primavere arabe

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Il secondo dopoguerra e gli equilibri mondiali

Nel secondo dopoguerra gli accordi di Bretton Woods sancirono l'egemonia economica degli USA. La Germania fu divisa in quattro zone di occupazione; nel 1948 il blocco di Berlino portò alla divisione formale tra Repubblica Federale Tedesca (RFT) e Repubblica Democratica Tedesca (RDT). Gli Stati Uniti vararono il Piano Marshall, mentre l'Unione Sovietica impose la sovietizzazione dell'Europa orientale, istituendo il Cominform e il Patto di Varsavia. In Cina, al termine della guerra civile, nel 1949 nacque la Repubblica Popolare Cinese guidata da Mao Zedong. In Corea, divisa nel 1948 lungo il 38° parallelo sotto l'influenza di URSS e USA, scoppiò la guerra tra Nord e Sud, conclusasi nel 1953 con il ripristino del confine sul medesimo parallelo. In Unione Sovietica salì al potere Nikita Chruščëv, che avviò la destalinizzazione denunciando i crimini di Stalin nel celebre rapporto segreto. Negli stessi anni scoppiarono rivolte antisovietiche nei Paesi dell'Est, in particolare in Ungheria e in Polonia.

L'Italia repubblicana nel secondo dopoguerra

In Italia, dopo la liberazione guidata dal CLN, nel 1945 salì al governo Alcide De Gasperi. Nel 1946 il referendum istituzionale sancì la vittoria della Repubblica e l'elezione dell'Assemblea Costituente. Nel 1947 venne firmato il Trattato di pace di Parigi ed entrarono in vigore gli aiuti del Piano Marshall. Il 1° gennaio 1948 entrò in vigore la Costituzione; alle elezioni politiche del 1948 trionfò la Democrazia Cristiana in un clima di forte anticomunismo. Si aprì l'era del centrismo degasperiano, caratterizzata da riforme economico-sociali, dall'adesione all'Alleanza Atlantica e dal tentativo di approvare la cosiddetta «legge truffa». Successivamente, Amintore Fanfani avviò il rinnovamento della DC e nel 1955 Giovanni Gronchi fu eletto Presidente della Repubblica.

Decolonizzazione in Asia e Africa

Il processo di decolonizzazione coinvolse diversi Paesi:

  • India: sotto la guida del Mahatma Gandhi ottenne l'indipendenza nel 1947, sfociata nella guerra civile e nella divisione tra Unione Indiana (guidata da Nehru) e Pakistan.
  • Sud-est asiatico: indipendenza dell'Indonesia nel 1945 e delle Filippine nel 1946; inizio delle tensioni in Vietnam.
  • Algeria: nel 1954 l'insurrezione del FLN (Fronte di Liberazione Nazionale) contro la Francia portò alla crisi della Quarta Repubblica francese, al ritorno di Charles de Gaulle e all'indipendenza algerina nel 1962.
  • Conferenza di Bandung (1955): nascita del movimento dei Paesi non allineati; decolonizzazione di 37 Stati africani e lotta contro l'apartheid nell'Unione Sudafricana, guidata da Nelson Mandela.

La guerra del Vietnam (1945-1976)

Nel 1945 venne proclamata l'indipendenza del Vietnam, ma il territorio fu occupato a nord dalla Cina nazionalista e a sud dalla Gran Bretagna; nel 1946 il Sud fu re-invaso dalla Francia, scatenando la guerriglia dei Viet Minh e dei Vietcong contro i francesi. Nel 1954 la Conferenza di Ginevra divise il Paese lungo il 17° parallelo: a nord un regime comunista, a sud un governo sostenuto da USA e Francia. Dal 1964 gli Stati Uniti intervennero direttamente nel conflitto contro il Nord. Nel 1968 l'offensiva del Têt segnò una svolta politica; nel 1973 il presidente Richard Nixon decise il ritiro delle truppe americane. Nel 1976 il Paese fu unificato nella Repubblica Socialista del Vietnam.

Gli anni Sessanta nel panorama internazionale

Negli Stati Uniti gli anni Sessanta videro la presidenza di John F. Kennedy, l'avvio della distensione internazionale, le lotte per i diritti civili guidate da Martin Luther King e la successiva presidenza di Lyndon B. Johnson. In URSS Chruščëv fu deposto a causa della crisi economica. In Cina fallirono i piani di industrializzazione maoisti (il Grande Balzo in Avanti); Mao lanciò allora la Rivoluzione Culturale mobilitando le Guardie Rosse contro l'apparato burocratico e i revisionisti del PCC, portando nel 1967 alla destituzione di Liu Shaoqi. In Germania, nel 1961, fu eretto il Muro di Berlino, mentre in Spagna proseguì il regime dittatoriale di Francisco Franco.

Il Sessantotto in Italia

In Italia, dopo la forte crescita economica degli anni Cinquanta (trainata anche dalla figura di Enrico Mattei), gli anni Sessanta si aprirono con le proteste studentesche dirette contro il sistema tradizionale, l'istituzione scolastica e la politica dei partiti di governo (DC, centrosinistra e Aldo Moro). Nel 1969 l'autunno caldo vide la convergenza tra lotte operaie e studentesche, che portò all'approvazione dello Statuto dei lavoratori nel 1970. Nello stesso periodo prese avvio la cosiddetta strategia della tensione.

Il Sessantotto in Europa e nel mondo

Nel 1964 le proteste studentesche partirono dalle università statunitensi (movimento hippie, rivendicazioni femminili, Malcolm X) contro la società dei consumi e la guerra del Vietnam. Nel 1968 la contestazione divenne globale toccando Giappone, Jugoslavia e Messico. In Francia esplose il Maggio francese con manifestazioni congiunte di studenti e operai, mettendo in crisi il governo di De Gaulle. In Cecoslovacchia prese vita la Primavera di Praga guidata da Alexander Dubček, all'insegna del «socialismo dal volto umano»; nell'agosto del 1968 le truppe dell'URSS e del Patto di Varsavia invasero Praga, arrestando Dubček e reprimendo le riforme.

Gli anni Settanta nel panorama mondiale

Negli anni Settanta la Gran Bretagna affrontò la questione dell'Irlanda del Nord e le tensioni in Medio Oriente; la Germania Ovest intraprese l'Ostpolitik verso l'Est; in Spagna morì il dittatore Franco (1975); la Repubblica Popolare Cinese ottenne il seggio all'ONU; gli USA posero fine alla convertibilità aurea del dollaro decretando la fine di Bretton Woods. In America Latina, in Cile il governo di Salvador Allende (1970) fu rovesciato nel 1973 dal golpe militare di Augusto Pinochet; in Argentina la giunta militare guidata da Jorge Rafael Videla provocò il dramma dei desaparecidos. In Medio Oriente, nel 1973 la guerra del Kippur scatenata dall'Egitto contro Israele provocò lo shock petrolifero mondiale, segnando la fine dei «trenta gloriosi» (l'età dell'oro economica). In Iran, nel 1979 la rivoluzione guidata dall'Ayatollah Khomeini rovesciò lo Scià Reza Pahlavi fondando la prima Repubblica Islamica. Nel 1980 scoppiò la guerra tra l'Iraq di Saddam Hussein e l'Iran, protrattasi fino al 1988.

L'Italia negli anni Settanta e il terrorismo

L'Italia degli anni Settanta conquistò importanti riforme civili sui diritti delle donne (divorzio, aborto), ma dovette fronteggiare la strategia della tensione e il terrorismo eversivo delle Brigate Rosse. Il segretario del PCI Enrico Berlinguer propose la strategia del Compromesso storico con la DC. Nel 1978 il presidente della DC Aldo Moro venne rapito e assassinato dalle Brigate Rosse, mentre era in carica il governo di Solidarietà Nazionale presieduto da Giulio Andreotti.

Terza rivoluzione industriale e il 1989

La transizione verso la società post-industriale e la terza rivoluzione industriale coincise con l'ascesa del neoliberismo di Margaret Thatcher nel Regno Unito e delle politiche conservatrici di Ronald Reagan negli USA. In Giappone si affermarono il modello del toyotismo e la «qualità totale», mentre crescevano le Tigri asiatiche. In URSS, all'era di stagnazione di Leonid Brežnev (accordi SALT II, disastro di Černobyl' del 1986) succedette nel 1985 Michail Gorbačëv, promotore di riforme radicali, accordi di pace e del disarmo (premio Nobel per la pace). In Cina, Deng Xiaoping avviò le modernizzazioni economiche, ma represse duramente le proteste democratiche guidate da studenti (ispirati da Hu Yaobang) in piazza Tienanmen nel 1989.

Il 1989 segnò il crollo dei regimi comunisti nell'Europa orientale:

  • Polonia: mobilitazione di Solidarność e nascita della Repubblica democratica.
  • Ungheria, Albania, Bulgaria: aperture democratiche e fine del monopartitismo.
  • Cecoslovacchia: la Rivoluzione di velluto e la nascita di un governo di unità nazionale nel 1989.
  • Romania: caduta sanguinosa e fucilazione del dittatore Nicolae Ceaușescu nel 1989.
  • Germania: proteste popolari a Berlino Est, caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989 e successiva riunificazione tedesca nel 1990 promossa dal cancelliere Helmut Kohl.
  • Dissoluzione dell'URSS: tentativi di colpo di Stato reazionario contro Gorbačëv, dichiarazioni di indipendenza delle repubbliche baltiche e slave, ascesa di Boris El'cin e nascita della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) nel 1991.

Il mondo dopo il 1989 e la transizione russa

Dopo il 1989 la Federazione Russa entrò nel G8; Boris El'cin fronteggiò duri scontri con il Parlamento ed emanò una nuova Costituzione presidenziale. Nel 1994 e nel 1999 la Russia intervenne militarmente in Cecenia contro le spinte secessioniste. Dal 2000 l'ascesa al potere di Vladimir Putin consolidò il controllo sulla Cecenia e riaprì le complesse relazioni diplomatiche e geopolitiche con USA e NATO.

Le guerre nell'ex Jugoslavia

Nel 1991 Slovenia e Croazia proclamarono l'indipendenza dalla Jugoslavia; nel 1992 seguirono Macedonia e Bosnia ed Erzegovina, mentre Serbia e Montenegro diedero vita alla Nuova Repubblica Federale di Jugoslavia. In Bosnia scoppiò una sanguinosa guerra civile che contrappose la componente musulmana, i serbo-bosniaci e i croato-bosniaci, culminata nel tragico assedio di Sarajevo, nella pulizia etnica e nel massacro di Srebrenica, conclusasi con gli accordi di Dayton che divisero la Bosnia in due entità. Nel 1996 in Kosovo gli albanesi si scontrarono con le forze serbe per l'indipendenza; nel 1998 le truppe di Slobodan Milošević perpetrarono una nuova pulizia etnica, fermata nel 1999 dall'intervento militare internazionale sotto l'egida dell'ONU e della NATO.

L'Italia tra gli anni Ottanta e Tangentopoli

L'Italia attraversò una profonda crisi politica legata a scandali e corruzione: nel 1981 emerse lo scandalo della Loggia massonica P2 sotto il governo di Giovanni Spadolini; nel 1983 la presidenza del Consiglio passò a Bettino Craxi, in una fase di nuove alleanze di pentapartito, crescita della cosiddetta «terza Italia» e crescente astensionismo elettorale. Nel 1992 l'inchiesta Tangentopoli («Mani Pulite») travolse la Prima Repubblica, favorendo la nascita e l'affermazione di nuovi soggetti politici: la Lega Nord di Umberto Bossi, Alleanza Nazionale guidata da Gianfranco Fini, Forza Italia fondata da Silvio Berlusconi, e la trasformazione della DC nel Partito Popolare Italiano (PPI). Il 1992 fu anche l'anno drammatico delle stragi mafiose di Capaci e di via D'Amelio.

Il decennio 1990-2000 e gli inizi del XXI secolo

Negli Stati Uniti, dopo il crollo di Wall Street del 1987 e la presidenza di George H. W. Bush (1989), nel 1992 fu eletto Bill Clinton, seguito nel 2000 da George W. Bush e nel 2008 da Barack Obama. Nel 1990 la guerra del Golfo scoppiò a seguito dell'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq di Saddam Hussein, conclusasi nel 1991 con la vittoria della coalizione internazionale guidata da USA, Gran Bretagna e Paesi arabi.

Parallelamente si diffuse il fondamentalismo islamico: nel 1989 nacque la rete terroristica di Al-Qaeda fondata da Osama bin Laden, responsabile degli attentati dell'11 settembre 2001 contro le Torri Gemelle di New York e il Pentagono. L'amministrazione Bush reagì aprendo le guerre in Afghanistan e in Iraq (2003). Nel 2008 scoppiò una gravissima crisi finanziaria globale partita dai mutui subprime negli USA; nel 2016 venne eletto alla Casa Bianca Donald Trump. Nello stesso periodo la Russia di Putin fu protagonista dell'annessione della Crimea nel 2014, delle tensioni con l'Ucraina e dell'estromissione dal G8 (tornato G7). L'Asia registrò l'imponente ascesa economica di Cina e India, mentre l'America Latina continuò a lottare contro iperinflazione e narcotraffico.

La questione palestinese e i conflitti arabo-israeliani

Le radici del conflitto risalgono all'immigrazione ebraica in Palestina negli anni Trenta, alla rivolta araba del 1936 e al Libro Bianco britannico del 1939. Nel 1945 nacque la Lega Araba; nel 1947 l'ONU approvò il piano di spartizione della Palestina (Risoluzione 181). Nel 1948 venne proclamata la nascita dello Stato di Israele, a cui seguì la prima guerra arabo-israeliana. Nel 1956 scoppiò la crisi di Suez. Nel 1964 nacque l'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Nel 1967, dopo il blocco dello stretto di Aqaba, Israele scatenò la Guerra dei Sei Giorni. Nel 1973 la Guerra del Kippur vide l'Egitto di Anwar al-Sadat attaccare Israele per il controllo della penisola del Sinai. Tra il 1982 e il 1985 Israele intervenne militarmente in Libano. Nel 1987 scoppiò la Prima Intifada e fu fondata l'organizzazione islamista Hamas. Nel 1993 gli accordi di Oslo portarono al reciproco riconoscimento tra Israele e OLP. Dal 1994 crebbero gli attacchi kamikaze e Israele avviò la costruzione della barriera di separazione. Dal 2006 si è consolidata la frattura politica palestinese tra Hamas nella Striscia di Gaza e al-Fatah in Cisgiordania.

La rivoluzione cubana

A Cuba, il movimento rivoluzionario guidato da Fidel Castro e da Ernesto «Che» Guevara lottò contro la dittatura di Fulgencio Batista; dopo l'arresto e l'esilio, i rivoluzionari tornarono nell'isola e nel 1958-1959 Castro divenne capo del governo. La riforma agraria e le nazionalizzazioni portarono alla rottura diplomatica con gli USA e all'allineamento definitivo di Cuba con il blocco sovietico.

La Guerra fredda: blocchi e fasi (1947-1991)

La Guerra fredda contrappose due blocchi geopolitici: il blocco occidentale (USA, Paesi NATO, Giappone) e il blocco comunista (URSS, Patto di Varsavia, Cina). Il confronto si articolò in cinque fasi principali:

  1. Prima fase (1947-1953): dottrina Truman, blocco di Berlino e guerra di Corea.
  2. Coesistenza pacifica (1953-1962): corsa agli armamenti nucleari, crisi missilistica di Cuba e costruzione del Muro di Berlino.
  3. Distensione (anni Settanta): accordi bilaterali USA-URSS per la limitazione degli armamenti strategici (trattati SALT).
  4. Nuova tensione (fine anni Settanta-1985): invasione sovietica dell'Afghanistan (1979) e crisi degli euromissili in Europa.
  5. Conclusione (1985-1991): apertura diplomatica di Michail Gorbačëv, caduta dei regimi filo-sovietici e scioglimento dell'URSS.

La globalizzazione: cause ed effetti

Il fenomeno della globalizzazione è stato determinato dalla terza rivoluzione tecnologica e informatica, dalla fine della divisione in blocchi dopo il crollo dell'URSS, dalla liberalizzazione dei mercati finanziari, dall'espansione delle multinazionali e dalla rivoluzione delle telecomunicazioni (sviluppo di Internet, protocollo HTTP e World Wide Web). Tra gli effetti principali emergono l'aumento delle disuguaglianze economiche, l'omologazione dei modelli di consumo e delle culture, e l'aggravarsi del riscaldamento globale, affrontato a livello internazionale con il Vertice della Terra di Rio de Janeiro (1992) e il Protocollo di Kyoto (1997).

Le primavere arabe

Nel 2010 un'ondata di proteste popolari, nota come Primavere arabe, ha attraversato il Nord Africa e il Medio Oriente:

  • Tunisia: fuga del presidente Zine El-Abidine Ben Ali e avvio della transizione democratica.
  • Egitto: dimissioni del presidente Hosni Mubarak nel 2011, breve presidenza dei Fratelli Musulmani e colpo di Stato militare guidato dal generale Abdel Fattah al-Sisi nel 2014.
  • Libia: caduta e uccisione del colonnello Mu'ammar Gheddafi nel 2011, seguita da una prolungata guerra civile.
  • Siria: manifestazioni pacifiche represse dal regime di Bashar al-Assad, sfociate in una devastante guerra civile e nell'avanzata dell'organizzazione terroristica dell'ISIS.

Voci correlate: