Storia della Paletnologia in Italia: Dalle Origini al Novecento

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In Italia lo sviluppo della paletnologia fu legato alle vicende dell’unificazione. Prima si erano già trovati siti preistorici come quelli delle terramare emiliane, oltre a sepolture a incinerazione, “arme di pietra” paleolitiche e neolitiche, oppure necropoli come quella di Villanova (vicino a Bologna), datata tra X e V s. A.C. In questo periodo sgruppo di studiosi, influenzati da De Mortillet. Tra questi distaccano Strobel e Pigorini. 1865.questa scienza fu chiamata paleo-etnologia. Pigorini cercò di trovare una buona posizione nel nuovo stato italiano: si laureò in scienze politiche, cominciò a collaborare con pubblicazioni scientifiche e aiutò i ricercatori romani.1870 ottenne il grado di caposezione della Direzione Generale dei musei e scavi di antichità. Montegazza diventava cattedratico di Antropologia di Italia, e fonda Società Italiana di Antropologia ed Etnologia. 1871 Bologna il V congresso internazionale di arheologia e antropologia preistorica. Da questo punto Pigorini raggiunse 3 obiettivi: Funda il Bulletino di Paletnologia Italiana, insieme a Chierici e Strobel, nel 1875. Si inaugura il Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico (14 marzo del 1876) a Roma. Pigorini titolare della cattedra di Paletnologia all’Università di Roma. Diventò la figura preminente della paletnologia italiana, e impose una visione rigidamente accentratrice in torno a lui. Altri studiosi furono Castelgranco e Prosdocimi, Zannoni, Scarabelli, e Chierici, che fu il primo a individuare resti dell’età del rame e formulò la teoria, poi rielaborata da Pigorini, dell’invasione dell’Italia da parte degli indo-europei. Chierici morì nel 1886 Strobel dopo .Pigorini vero guida della paletnologia italiana, accentrando in torno a sé tutte le ricerche (che furono molte) ed evitando l’istituzione di nuove cattedre di Paletnologia fu responsabile dell’introduzione di un alto livello nelle ricerche scientifiche. Altri studiosi Brizio che esplora le necropoli di Bologna e Pisa, e che difese l’origine autoctona dei terramaricoli; Ghirardini che prese in esame l’arte dei vasi si bronzo dell’età del ferro in Italia settentrionale; Pasqui che riconobbe il territorio falisco. Orsi e Taramelli studiasero i materiali preistorici di Sicilia e Sardegna; lavoro possibile grazie alla lontananza da Roma. Le teorie di Pigorini diventavano più “dogmatiche”, erano accettate acriticamente dalla maggioranza dei suoi colleghi. La più importante era quella dell’inesistenza di una fase del paleolitico superiore in Italia, e della divisione della penisola en una provincia “musteriana” a ovest e una “challeana” ad est (essendo però queste industrie in realtà provenienti dal paleolitico medio e inferiore). 1900 la scoperta grotta Romanelli, in Puglia, mese in evidenza l’esistenza di un paleolitico superiore; Pigorini rispose che quelle industria datassero del neolitico. Nel 1912 Mochi (1874-1931), cattedratico di Antropologia a Firenze, prese la difesa degli scopritori della grotta; un anno dopo la scuola fiorentina si scindeva con la creazione del Comitato per le Ricerche di Deontologia Umana. Separazione tra gli studi storico-filologici e scientifici. Pinza, Patroni, Rellini, furono lo scadimento delle tecniche di scavo e documentazione e l’accumulo di materiali inediti.2 figure importanti: Colini che studi le culture dell’età del rame e coniò il termine eneolitico; Boni che regolamentò le tecniche di scavo anticipandosi a Wheeler o alla New Archeology. Nel primo dopoguerra la pal it ebbe un profilo abbastanza basso dovuto alla diffusione di un’impostazione di tipo idealista e antievoluzionista. Questo periodo comincia nel 1917, con Teoria e Storia della storiografia di Croce. Difendeva una concezione trascendente della storia, e si attaccavano la metodologia positivista e il pensiero evoluzionista. Vent’anni dopo ancora difendeva la stessa opinione, rifiutando anche la visione scientifica delle origini dell’umanità. Patroni. Dedicò la sue ricerche al problema terramaricola, la cui teoria egli metteva in dubbio. Opere piene di affermazioni prive di basi scientifiche, come il parallelo tra le culture terramaricole e i soviet, o la definizione dei popoli neri come “residiu paleolitici” e “parasiti”. Rellini esplorò importanti siti paleolitici e che cercò di mediare tra la scuola romana e quella fiorentina. Elaborò la definizione di “civiltà apenninica”, caratteristica dell’Italia centro-meridionale (contraposta a quella lacustre subalpina e quella terramaricola del nord), attribuendola agli antenati degli Italici. Dopo la morte di Pigorini 1925, divenne cattedratico di Paletnologia a Roma: cercò di creare un museo che fosse un archivio stratigrafico delle culture italiane e organizzasse esposizioni tematiche. Il progetto fu approvato 1932, e il museo inaugurato 1942. 1943 Rellini moriva suicida. In questi anni fu anche importante l’attività della scuola fiorentina, che utilizzarono l’approccio interdisciplinare nei suoi scavi, come quella della Grotta Romanelli. I risultati pubblicati in diversi articoli da Blanc che sottolineava la necessità di una conoscenza delle condizioni paleogeografiche per conoscere le modalità di vita degli uomini preistorici.

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