Storia Politica ed Economica dell'Argentina: Dalla Crisi del 1930 al Peronismo
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Le tensioni nazionali durante la seconda presidenza di Yrigoyen
In un contesto di crescente instabilità, due questioni principali hanno segnato la seconda presidenza di Yrigoyen:
- Il progetto petrolifero: Il governo ha promosso la nazionalizzazione delle risorse petrolifere come bandiera anti-imperialista contro le grandi imprese straniere. Il progetto mirava a creare un monopolio statale vietando lo sfruttamento del sottosuolo da parte di compagnie estere. Sebbene approvato dalla Camera dei Deputati, il progetto fu bloccato dal Senato.
- La crisi globale: Prima del crollo di Wall Street, l'Argentina ha subito una drastica diminuzione dei prezzi internazionali. A ciò si è aggiunto un forte calo dell'ingresso di capitali stranieri, causato dalle perturbazioni economiche mondiali.
Il colpo di Stato del 1930: Differenze tra i leader
Il rovesciamento di Yrigoyen ha rappresentato il primo colpo di Stato militare in Argentina. I golpisti, pur uniti contro il presidente, erano divisi sul futuro del Paese:
- Nazionalisti (guidati da Uriburu): Proponevano di abolire le elezioni e i partiti politici per instaurare un sistema corporativo.
- Conservatori liberali (guidati da Agustín Justo): Sostenevano la necessità di ripristinare la Costituzione e liberare la società dalla demagogia yrigoyenista. Nel 1931, il governo indisse elezioni nella provincia di Buenos Aires, che videro la vittoria dei liberali.
Il governo e la coalizione conservatrice
Tra il 1931 e il 1935, l'Unione Civica Radicale scelse la via dell'astensione elettorale. Il potere tornò nelle mani dei gruppi che lo avevano controllato prima del 1926: gli esportatori della Pampa e la borghesia agraria, sostenuti dai militari. La coalizione di governo, nota come Concordancia, era composta da conservatori, radicali anti-personalisti e dal Partito Socialista Indipendente.
La Marcia della Costituzione e della Libertà (1945)
La Marcia della Costituzione e della Libertà del settembre 1945 rappresentò un'ampia alleanza politica contro il governo. Quest'ultimo, ormai privo di iniziativa, dichiarò guerra all'Asse a conflitto quasi concluso. Sotto la pressione dell'opinione pubblica e dei militari, Perón fu costretto alle dimissioni ai primi di ottobre e imprigionato sull'isola Martín García.
Il governo Castillo e la crisi democratica
I tentativi di riforma del presidente Ortiz, volti a ripristinare la democrazia, furono frustrati dalla sua malattia. Il suo successore, Castillo, tornò a pratiche politiche chiuse, come la sospensione del Consiglio Deliberativo di Buenos Aires e l'adozione di misure autoritarie. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il governo proclamò la neutralità, bilanciando gli interessi dei gruppi pro-britannici e pro-Asse, mentre il nazionalismo si concentrava sullo sviluppo industriale e sull'indipendenza economica.
Strategia industriale e sostituzione delle importazioni
La crisi economica degli anni '30 costrinse l'Argentina a una profonda ristrutturazione. Il settore agricolo, colpito dal calo dei prezzi, perse importanza rispetto all'espansione manifatturiera. I gruppi economici, come il consorzio Bunge y Born, diversificarono gli investimenti in settori come tessile, chimica e produzione alimentare.
Lo Stato favorì l'industria nazionale attraverso programmi di lavori pubblici e la sostituzione delle importazioni. Il settore tessile fu tra i più dinamici, sebbene l'espansione industriale trovasse limiti tecnologici dovuti alla difficoltà di importare macchinari moderni.
Il 17 ottobre 1945 e le sue conseguenze
Il 17 ottobre 1945, una folla di lavoratori provenienti dalla cintura industriale di Buenos Aires si radunò in Plaza de Mayo per chiedere la liberazione di Perón. Questa mobilitazione di massa segnò una svolta decisiva: l'opposizione perse il potere, Perón fu rilasciato e la fazione militare che lo osteggiava fu estromessa dalla scena politica.