Struttura delle Classi Sociali nell'Antica Roma: Patrizi, Plebei e Ordini
Classificato in Storia
Scritto il in
italiano con una dimensione di 2,29 KB
Classi Sociali nell'Antica Roma
La popolazione romana era suddivisa in due gruppi principali: gli uomini liberi e gli schiavi. Gli uomini liberi potevano essere cittadini o stranieri (privi di diritti politici).
1. I Cittadini
I patrizi erano considerati i discendenti dei primi abitanti di Roma e, inizialmente, solo loro godevano della cittadinanza. Tuttavia, i plebei riuscirono a ottenere diritti fondamentali attraverso diverse conquiste:
- Tribuni della plebe: Quando la plebe minacciò di fondare una nuova città, i patrizi istituirono i tribuni della plebe, magistrati incaricati di proteggere gli interessi della gente comune.
- Legge delle Dodici Tavole (451-449 a.C.): Le leggi romane furono incise su dodici tavole di bronzo ed esposte nel Foro. Questa misura servì a impedire che le leggi venissero interpretate in modo arbitrario a danno dei plebei.
- Legge Canuleia (445 a.C.): Permise il matrimonio tra plebei e patrizi, autorizzando la mescolanza di sangue tra i due ceti sociali.
- Legge Ortensia (287 a.C.): Stabilì che le decisioni prese durante le assemblee presiedute dai tribuni avessero forza di legge sia per i patrizi che per i plebei.
Con l'allineamento tra patrizi e plebei, l'antica nobiltà di sangue perse gradualmente importanza, lasciando spazio a una nobiltà basata sulle cariche pubbliche ricoperte e sulla ricchezza accumulata.
L'Ordo o Nobilitas Senatoria
Composta da patrizi e plebei i cui antenati avevano intrapreso il cursus honorum. Quando un cittadino comune raggiungeva una carica magistratuale, veniva definito homo novus, dando inizio a una nuova famiglia nobile.
Ordo Equester
Costituito dalla ricca borghesia dedita ad attività di sviluppo economico e giudiziario.
I Clienti
I clienti costituivano una categoria specifica di uomini liberi. Erano cittadini che si ponevano sotto la protezione di una persona benestante (il patronus). La clientela presupponeva un legame intimo, quasi sacro, tra il patrono e il cliente, ma durante l'Impero si trasformò in un rapporto di dipendenza economica. Nel II secolo d.C., a Roma si contavano circa 150.000 clienti.