Struttura dell'Inferno di Dante: Cerchi, Personaggi e Canti Celebri
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1. La struttura dell'Inferno e i Cerchi IV e V
L'Inferno dantesco è una gigantesca voragine a forma di imbuto che si apre sotto Gerusalemme e si spinge fino al centro della Terra. È diviso in 9 cerchi concentrici, preceduti dall'Antinferno (dove stanno gli ignavi). Più si scende, più il peccato è grave.
Il Quarto e il Quinto Cerchio
- Quarto Cerchio (Avari e Prodighi): Qui si trovano coloro che hanno accumulato troppo denaro (avari) o lo hanno sperperato (prodighi). La loro pena consiste nello spingere enormi macigni con il petto in direzioni opposte, scontrandosi e insultandosi a vicenda per l'eternità.
- Quinto Cerchio (Iracondi e Accidiosi): Si trova nella palude del fiume Stige. La pena si divide: gli iracondi sono immersi nel fango e si sbranano e si picchiano a vicenda; gli accidiosi (chi ha vissuto con pigrizia e rabbia repressa) sono completamente sommersi sul fondo della palude e fanno ribollire l'acqua con i loro sospiri.
2. Il Sesto Cerchio e Farinata degli Uberti (Canto X)
Il sesto cerchio ospita gli eretici (coloro che non credevano nell'immortalità dell'anima), racchiusi in tombe infuocate. Il personaggio chiave qui è Farinata degli Uberti (il cui vero nome era Manente, non Ferdinando).
Sintesi del personaggio
Farinata è stato un leader politico dei Ghibellini a Firenze. Dante lo ritrae come una figura fiera e magnifica ("com'avesse l'inferno in gran dispitto"), che si alza dalla sua tomba a petto in fuori. Nonostante sia all'Inferno, gli sta a cuore solo una cosa: la sua patria, Firenze. Ricorda a Dante di aver salvato la città dalla distruzione totale dopo la battaglia di Montaperti. Incarna l'orgoglio politico e la nobiltà d'animo.
3. Il Settimo Cerchio, Canto XIII e Pier delle Vigne
Il Settimo Cerchio è protetto dal Minotauro ed è dedicato ai violenti. È diviso rigidamente in tre gironi:
- Violenti contro il prossimo (tiranni, omicidi): immersi nel Flegetonte, un fiume di sangue bollente.
- Violenti contro se stessi (suicidi e scialaquatori): trasformati in alberi secchi e nodosi.
- Violenti contro Dio, natura e arte (bestemmiatori, sodomiti, usurai): sotto una pioggia di fuoco.
Il Canto XIII e la storia di Pier delle Vigne
Dante e Virgilio entrano in una selva intricata e scura. Dante spezza un ramoscello da un albero e questo inizia a sanguinare e a parlare: è Pier delle Vigne, famosissimo notaio e segretario dell'Imperatore Federico II di Svevia.
- La storia: Pier delle Vigne racconta di essere stato fedelissimo al suo signore, tanto da perdere il sonno e la vita per lui. L'invidia dei cortigiani, però, diffuse false voci su un suo presunto tradimento. L'Imperatore gli tolse la fiducia e lo fece imprigionare e accecare. Per la vergogna e l'ingiustizia, Pier delle Vigne si suicidò in cella.
- La Pena: Poiché i suicidi hanno rifiutato il proprio corpo in vita, non lo riavranno mai più. Le loro anime cadono nella selva e diventano piante. Le Arpie (mostri metà donne e metà uccelli) si cibano delle loro foglie, causando loro un dolore continuo. Nel giorno del Giudizio Universale, i loro corpi verranno appesi ai rami degli alberi, senza che possano mai più essere reindossati.
4. Il Canto XV (I Sodomiti e Brunetto Latini)
Siamo nel terzo girone del settimo cerchio. Sotto una pioggia di fuoco camminano i sodomiti (violenti contro natura). Qui Dante incontra Brunetto Latini, che è stato il suo grandissimo maestro di retorica e cultura a Firenze.
Sintesi del Canto XV
L'incontro è commovente. Dante lo saluta con profondo rispetto chiamandolo "cara e buona immagine paterna". Brunetto fa a Dante una celebre profezia sul suo futuro esilio da Firenze e lo esorta a seguire la sua "stella" (il suo talento letterario) per raggiungere la gloria. Nonostante il peccato infamante per l'epoca, Dante celebra l'immortalità intellettuale del suo maestro attraverso la sua opera letteraria (Il Tresor).
5. Il Canto XXVI (Ulisse)
Siamo nell'Ottava Bolgia dell'ottavo cerchio (i consiglieri di frode). I dannati sono avvolti da fiamme individuali. Dante nota una fiamma a due punte che racchiude Diomede e Ulisse.
Sintesi del Canto XXVI
Ulisse racconta a Dante il suo ultimo viaggio, non presente nel mito classico. Preso dal desiderio di conoscenza, non tornò a casa da Penelope e dal padre, ma convinse i suoi compagni ormai vecchi a superare le Colonne d'Ercole (il limite del mondo allora conosciuto). Per convincerli pronunciò la famosissima frase: "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Viaggiarono per cinque mesi nell'oceano fino a scorgere la montagna del Purgatorio, ma una tempesta improvvisa travolse la nave, facendoli affogare. Ulisse è punito per aver usato la sua intelligenza per ingannare gli altri (il cavallo di Troia) e per aver superato i limiti umani posti da Dio.
6. Il Canto XXXIII (Il Conte Ugolino)
Siamo nel nono cerchio (Antenora), dove sono puniti i traditori della patria, immersi nel ghiaccio del lago Cocito. Qui Dante incontra il Conte Ugolino della Gherardesca che sta rodendo ferocemente il cranio dell'arcivescovo Ruggieri, colui che lo ha tradito.
I primi sei versi del Canto XXXIII
Servono a introdurre il macabro ritratto del dannato che interrompe il suo pasto di sangue:
La bocca sollevò dal fiero pasto / quel peccator, forbendola a' capelli / del capo ch'elli avea di retro guasto. / Poi cominciò: «Tu vuo' ch'io rinovelli / disperato dolor che 'l cor mi preme / già pur pensando, pria ch'io ne favelli.
(Il peccatore sollevò la bocca dal pasto feroce, pulendola con i capelli della testa che aveva azzannato da dietro. Poi iniziò: "Tu vuoi che io rinnovi un dolore disperato che mi stringe il cuore solo al pensiero, prima ancora che io ne parli".)
La storia del Conte Ugolino
Ugolino racconta la sua terribile fine: a causa di trame politiche, l'Arcivescovo Ruggieri lo fece rinchiudere nella "Torre della Muda" (poi detta Torre della Fame) insieme a due suoi figli e due nipoti. Dopo diversi mesi, la porta della torre venne definitivamente inchiodata. Ugolino vide morire i suoi ragazzi uno a uno per la fame. Ormai cieco, brancolò sui loro corpi per due giorni chiamandoli per nome, finché dice: "Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno" (verso ambiguo: significa che morì di fame anche lui, o che la fame lo spinse a cibarsi dei cadaveri dei figli).
7. Il Canto XXXIV e la descrizione di Lucifero
Siamo nella Giudecca, la zona più profonda dell'Inferno. Al centro della Terra, conficcato nel ghiaccio fino al busto, si trova Lucifero, l'angelo un tempo bellissimo che si ribellò a Dio, ora trasformato in un mostro colossale e spaventoso.
- Aspetto fisico: È un gigante immenso. Ha tre teste su un solo collo: quella centrale è rossa (simbolo di odio), quella a destra giallastra (simbolo di impotenza), quella a sinistra nera (simbolo di ignoranza).
- Le ali: Sotto ogni testa ha due enormi ali di pipistrello (prive di piume). Sbattendole, genera un vento freddissimo che congela tutto il lago Cocito.
- La pena che infligge: Con le sue tre bocche maciulla tre grandissimi traditori. In quella centrale c'è Giuda (traditore di Cristo e della Chiesa), a cui graffia anche la schiena. Nelle bocche laterali ci sono Bruto e Cassio (traditori di Giulio Cesare e dell'Impero). Piange da sei occhi e le sue lacrime si mescolano al sangue dei dannati.
8. Caronte: Il traghetto delle anime condannate
Dove si trova?
Caronte non si trova in un cerchio vero e proprio, ma nell'Antinferno (Canto III). È posizionato sulle rive del fiume Acheronte, il primo corso d'acqua infernale che tutte le anime malvagie devono attraversare per ricevere la loro punizione eterna.
La sua storia e il mito
Dante non inventa Caronte: lo prende direttamente dalla mitologia classica (nello specifico dall'Eneide di Virgilio). Nella tradizione antica era il traghettatore dell'Ade; Dante lo trasforma in un demone cristiano, un servitore infernale che esegue gli ordini di Dio, anche se con rabbia e ferocia.
Il racconto dell'incontro con Dante
Quando Dante e Virgilio arrivano sulla riva dell'Acheronte, vedono una massa enorme di anime che aspettano di passare. All'improvviso arriva una barca guidata da Caronte, un vecchio spaventoso che urla contro le anime frasi terribili: "Guai a voi, anime malvagie! Non sperate mai di vedere il cielo: sono qui per portarvi sull'altra riva, nelle tenebre eterne, nel fuoco e nel ghiaccio!". Appena Caronte si accorge di Dante, si arrabbia moltissimo. Capisce subito che Dante è vivo (perché il suo corpo proietta un'ombra e fa oscillare la barca) e gli urla di andarsene. Interviene Virgilio con una frase famosissima: "Caronte, non ti crucciare: vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare." Davanti alla volontà di Dio, Caronte si zittisce immediatamente.
9. Paolo e Francesca: L'amore eterno e tragico
In che cerchio sono?
Paolo e Francesca si trovano nel Secondo Cerchio (Canto V), dove sono puniti i Lussuriosi, cioè coloro che in vita hanno fatto prevalere la passione e l'istinto sessuale sulla ragione.
- La pena: Sono travolti e trascinati per l'eternità da una bufera infernale incessante, un vento violentissimo e buio che li sbatte da una parte all'altra. Questa pena segue la legge del contrappasso: come in vita si sono lasciati travolgere dalla "bufera" delle passioni amorose, così ora sono travolti da una vera bufera fisica.
La loro storia reale
Francesca da Polenta fu data in sposa a Gianciotto Malatesta, signore di Rimini, un uomo rozzo e violento. Gianciotto aveva un fratello, Paolo Malatesta, bellissimo e colto. Paolo e Francesca iniziarono una relazione segreta. Nel 1289, Gianciotto li sorprese insieme e, accecato dalla gelosia, li pugnalò a morte entrambi.
L'incontro e l'inganno del libro
Dante nota due anime che volano tenendosi per mano. Francesca racconta il momento in cui si sono innamorati leggendo un libro su Lancillotto e Ginevra. Il punto di non ritorno fu il bacio: "Quando leggemmo il disiato riso / esser baciato da cotanto amante, / questi, che mai da me non fia diviso, / la bocca mi baciò tutto tremante." Francesca conclude: "Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse". Dante è così sconvolto che alla fine del canto sviene.