Tacito e Quintiliano: Costumi dei Germani e l'Educazione dell'Oratore
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Cornelio Tacito: La Germania
T4: L'aspetto fisico e il temperamento dei Germani
Io personalmente mi accosto alle opinioni di coloro i quali ritengono che i popoli della Germania, non contaminati da nessun incrocio con altre popolazioni, si siano mantenuti nazione autonoma, genuina e simile soltanto a se stessa. Da ciò deriva anche l'aspetto fisico, benché in un così grande numero di persone, identico per tutti:
- Occhi fieri e azzurri;
- Capigliature rosse;
- Fisici di alta statura e adatti solo all'assalto.
Non altrettanto spiccata è la capacità di sopportazione della fatica e delle attività; sono assuefatti a sopportare per nulla la sete e il caldo, ma sanno resistere bene al freddo e all'inedia dovuti al clima o al terreno.
T5: Il matrimonio e la moralità tra i Germani
18. Eppure il matrimonio da loro è cosa molto seria, e non potresti maggiormente lodare altro aspetto dei loro costumi. Quasi unici, infatti, tra i barbari, si accontentano di una sola moglie, fatta eccezione di pochi che hanno più mogli non per capriccio, ma perché ricercati da molti a causa della loro nobiltà.
Non la moglie al marito, ma il marito porta la dote alla moglie. Genitori e parenti intervengono al contratto nuziale e fanno la stima dei doni: non doni scelti a soddisfare la vanità femminile o per ornare la novella sposa, ma:
- Una coppia di buoi;
- Un cavallo bardato;
- Uno scudo con lancia e spada.
In cambio di tali doni si riceve la sposa, la quale offre a sua volta qualche arma al marito: questo scambio è per essi il massimo vincolo, rito religioso e protezione divina. Perché la moglie non creda di essere estranea alle considerazioni sul valore ed alle vicende militari, dagli stessi riti iniziali del matrimonio è avvertita che sarà compagna al marito nelle fatiche e nei pericoli, destinata a soffrire ed osare insieme a lui sia in tempo di pace, sia in guerra.
19. Vivono dunque in riservata pudicizia, non corrotte da seduzioni di spettacoli o da eccitamenti conviviali. Uomini e donne ignorano egualmente i segreti delle lettere. Rarissimi, tra gente così numerosa, gli adulterii, la cui punizione è immediata e affidata al marito: questi le taglia i capelli, la denuda e, alla presenza dei parenti, la caccia di casa e la incalza a frustate per tutto il villaggio.
Non esiste perdono per la donna disonorata: non le varranno bellezza, giovinezza o ricchezza per trovare un marito. Perché lì i vizi non fanno sorridere e il corrompere e l'essere corrotti non si chiama "moda". Limitare il numero dei figli o ucciderne qualcuno dopo il primogenito è considerata colpa infamante; lì hanno più valore i buoni costumi che non altrove le buone leggi.
Quintiliano: Institutio Oratoria
T2: I vantaggi dell'educazione pubblica
[18] Per prima cosa il futuro oratore, destinato a vivere in mezzo a tanta gente e sotto i riflettori della vita pubblica, si abitui fin dalla più tenera età a non temere gli uomini e a non scolorire in quel tipo di vita solitaria e, per così dire, all'ombra. Bisogna esercitare e tenere sempre pronta la mente, che viceversa nelle forme appartate di quel genere di vita langue e diventa come opaca oppure, al contrario, si esalta in una vuota sicurezza.
[19] È inevitabile, infatti, che chi non si confronta con nessuno finisca con l'avere un'eccessiva opinione di sé. Quando poi devono essere mostrati i risultati degli studi, ha la vista annebbiata in pieno sole e incespica in tutto ciò che trova di nuovo.
[20] Tralascio di parlare delle amicizie che durano solidissime fino alla vecchiaia, permeate da una sorta di vincolo religioso. Dove imparerà l'alunno quello che si chiama senso comune, se si sarà precluso quella trama di relazioni che non è naturale soltanto per gli uomini, ma anche per gli esseri privi della facoltà di parlare?
[21] A casa si possono imparare soltanto le cose insegnate agli individui singolarmente, mentre a scuola si possono imparare anche quelle insegnate ad altri. Ogni giorno il ragazzo sentirà approvare molte cose e molte ne sentirà correggere; torneranno utili i rimproveri agli ozi di qualcuno, così come l'elogio dell'impegno.
[22] Con le lodi si stimolerà il suo spirito di emulazione: egli considererà una vergogna essere inferiore a un coetaneo e una gloria aver superato quelli più anziani di lui. Tutto questo infiamma gli spiriti e, sebbene l'ambizione possa essere negativa sotto il profilo etico, tuttavia è spesso alla base delle virtù.
[24] Per noi costituiva un magnifico premio essere il primo della classe. La decisione non era definitiva: ogni trenta giorni a chi aveva perso veniva data la possibilità di riscattarsi. Così il vincitore non si rilassava e la mortificazione spingeva lo sconfitto a rifarsi dell'onta subita.
T4: Il profilo del maestro ideale
Dunque, prima di tutto, il maestro assuma l'attitudine di un genitore verso i suoi discepoli e ritenga di prendere il posto di coloro dai quali gli sono affidati i figli. Egli stesso non abbia vizi, né li sopporti. Non abbia una sgradevole severità, né una cortesia dissoluta, affinché dalla prima non si generi odio, né dalla seconda disistima.
Parli moltissimo dell'onesto e del buono: infatti, quanto più spesso avrà rimproverato, tanto più raramente castigherà. Sia minimamente iracondo, semplice nell'insegnare, tollerante della fatica e costante piuttosto che eccessivo. Risponda volentieri a chi lo interroga e interpelli coloro che restano in silenzio.
Nel correggere ciò che dovrà essere corretto, non sia crudele e sia minimamente offensivo; infatti, il fatto che alcuni castigano come se odiassero allontana molti dall'intenzione di studiare. Egli stesso dica molte cose ogni giorno che chi ascolta possa portare con sé. Sebbene si utilizzino esempi dalle letture, tuttavia la viva voce del maestro alimenta in modo più pieno lo spirito dei discepoli.
[10] La pericolosissima mania di scambiarsi lodi per qualsiasi esercitazione — chiamata oggi cortesia — è non solo indecorosa, ma assai dannosa agli studi. Se l'elogio è pronto per ogni frase, la diligenza e la fatica sembrano sprecate.
[12] Oggi i ragazzi, ad ogni fine di periodo, non solo si alzano, ma sciamano dai loro posti e schiamazzano indecorosamente. Ne deriva una tale boriosa convinzione di superiorità che, gonfiati dall'applauso dei compagni, se la lode del precettore non è piena, gli diventano nemici. Al contrario, il maestro non deve parlare in attesa dell'approvazione degli scolari, ma deve essere vero il contrario.