Il Teatro Rivoluzionario di Valle-Inclán: Dall'Esperpento alla Modernità

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Il Teatro Rivoluzionario di Ramón María del Valle-Inclán

Valle-Inclán è lo scrittore più complesso ed emozionante del ventesimo secolo. Era un autore troppo moderno per i suoi tempi. Il suo è un teatro così nuovo e sconosciuto al pubblico dell'epoca da essere rimasto lontano dalle scene spagnole per oltre quarant'anni. Valle-Inclán ha inventato un nuovo dramma e una nuova concezione della scena, anticipando il nuovo teatro europeo, il teatro dell'assurdo e d'avanguardia, attraverso una profonda ristrutturazione tecnica, formale e tematica.

Valle-Inclán fonde nel suo lavoro il grottesco, la tradizione della Galizia, la religione, l'erotismo, la morte e la malattia. La tragedia, il grottesco e la farsa sono diventati nel suo lavoro gli elementi chiave della sua personale visione del grande teatro del mondo.

I Tre Cicli del Teatro di Valle-Inclán

Le sue opere teatrali possono essere suddivise in tre grandi cicli:

  • Ciclo mitico: Le tre Commedie barbariche (Comedias bárbaras) e Parole divine (Divinas palabras).
  • Ciclo della farsa: La Marquesa Rosalinda e le tre opere che compongono il "teatrino dei burattini" (Tablado de marionetas).
  • Ciclo grottesco (Esperpento): Luci di Boemia (Luces de Bohemia) e Martedì di Carnevale (Martes de Carnaval), che comprende: I corni di Don Friolera (Los cuernos de Don Friolera), Le galas del defunto (Las galas del difunto) e La figlia del capitano (La hija del capitán).

Le rimanenti opere di Valle-Inclán non dovrebbero essere incorporate in nessuno di questi cicli; si tratta di opere come Il marchese di Bradomín (El marqués de Bradomín) o melodrammi per marionette.

L'Evoluzione dello Stile: Dal Medioevo all'Esperpento

Valle-Inclán inizialmente rifiutò la realtà immediata, volgendo il suo sguardo nostalgico al Medioevo. Più tardi rivolse la sua attenzione al grottesco, alla violenta distorsione e all'umorismo aggressivo. Nelle sue opere utilizza la cosiddetta "prospettiva dall'alto in basso". Questo approccio crea una distanza critica tra l'opera e il pubblico, favorendo una visione analitica e distaccata.

Valle-Inclán è stato un commediografo anacronistico: antico nelle sue prime farse e commedie, e straordinariamente moderno nei suoi esperpentos.

Il Ciclo Mitico e le Commedie Barbariche

Tra le sue molte opere, spicca il ciclo mitico delle Commedie barbariche, che formano un'unica azione continua che inizia con Viso d'argento (Cara de plata, scritta quindici anni più tardi rispetto alle altre due), seguita da Aquila di blasone (Águila de blasón) e Romanzo di lupi (Romance de lobos).

Questi tre testi costituiscono un dramma perfettamente strutturato, in cui ogni pezzo potrebbe essere considerato un singolo atto. Raccontano la storia e la tragica fine della famiglia Montenegro. Si tratta di una tragedia rurale che mette in scena la lotta fratricida e lo scontro tra i figli e il padre. Assistiamo a una rappresentazione di un mondo primordiale, elementare e dominato da violente passioni scatenate, in cui vigono le leggi dell'ereditarietà, del vizio e della superstizione. Queste tre opere riflettono il crollo del mondo feudale galiziano, le cui caratteristiche principali sono incarnate nella figura di Don Juan Manuel Montenegro, che finirà per morire per mano dei suoi stessi figli.

Il Ciclo della Farsa e la Transizione verso l'Assurdo

Nel ciclo della farsa, il grottesco e la poesia appaiono uniti. In La Marquesa Rosalinda, i personaggi appartengono alla commedia dell'arte e al Secolo d'Oro; Valle-Inclán ironizza sul teatro stesso, muovendosi tra fantasia storica e modernità. L'autore vedrà il Modernismo come una via impraticabile e giungerà così all'esperpento, la più importante invenzione teatrale del XX secolo.

Il Ciclo Grottesco e la Definizione di Esperpento

Valle-Inclán utilizzò per la prima volta il termine "esperpento" (grottesco) per descrivere Luces de Bohemia. Successivamente applicò questo concetto ad altri tre pezzi, raffinandolo nel tempo. L'autore ha cercato di spiegare cosa fosse l'esperpento in vari testi, in particolare nella celebre scena XII di Luci di Boemia, nel dialogo tra Max Estrella e Don Latino de Hispalis.

Possiamo dire che l'esperpento è un termine scelto da Valle-Inclán per designare una forma di teatro e una visione della vita umana, rappresentata attraverso una lente deformante della realtà. Per Valle-Inclán, il senso tragico della vita spagnola può essere espresso solo attraverso uno sguardo sistematicamente distorto. L'autore citò come precursori di questa estetica Cervantes e Quevedo.

Caratteristiche Principali dell'Esperpento

  • Il grottesco come mezzo di espressione: una distorsione sistematica della realtà e una caricatura del reale.
  • Doppio codice: sotto l'apparente tono di derisione e la caricatura si cela un profondo significato satirico-sociale.
  • Uso di contrasti violenti: la presenza della morte come personaggio fondamentale e la marionettizzazione (muñequización) dei personaggi.

Tutti gli esperpentos di Valle-Inclán condividono caratteristiche comuni in termini di temi, struttura e risorse. Un elemento fondamentale è la storia; l'autore era profondamente interessato alle guerre carliste, al periodo elisabettiano spagnolo, alle guerre a Cuba e in Marocco, e alla rivoluzione messicana. Altri temi ricorrenti sono i miti ereditati dalla tradizione, come il mito dell'onore, il mito di Don Giovanni e la problematica sociale.

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