Teoria dei Sistemi di Relazioni Industriali: Dunlop e Perlman a Confronto

Classificato in Scienze sociali

Scritto il in italiano con una dimensione di 3,52 KB

Teoria classica del sistema di relazioni industriali

L'approccio di John T. Dunlop

John T. Dunlop, nella sua opera del 1958 "Industrial Relations Systems", si propone di sviluppare una teoria generale delle relazioni industriali limitata alle società industrializzate. L'obiettivo è fornire uno strumento analitico per interpretare e comprendere le relazioni industriali, permettendo il confronto tra i sistemi di diversi paesi.

Il sistema degli agenti

Secondo Dunlop, il sistema è composto da tre attori principali:

  • Associazioni dei datori di lavoro
  • Organizzazioni dei lavoratori: possono essere formali (sindacati riconosciuti dallo Stato) o informali.
  • Agenzie governative: svolgono spesso un ruolo pianificatore e interventista, influenzando il potere politico in base alla situazione del paese.

Contesto del sistema

Gli attori operano all'interno di un contesto specifico, classificato in diverse dimensioni:

  • Contesto tecnologico: influenza gli attori in base al settore di operatività (agricoltura, industria o terziario).
  • Contesto commerciale e finanziario: le dinamiche variano a seconda del grado di competitività del mercato, della domanda e delle forme di finanziamento (cooperative o fondazioni).
  • Contesto del potere sociale: l'azione delle autorità pubbliche, dei gruppi di pressione e dell'opinione pubblica varia significativamente tra sistemi democratici e regimi autoritari.

L'ideologia comune

Sebbene ogni attore possieda la propria ideologia, il sistema richiede un minimo di ideologia comune condivisa per garantire la compatibilità. Dunlop sostiene che tale ideologia sia fondamentale per determinare i punti di intesa e favorire lo sviluppo del sistema produttivo e istituzionale.

La rete di regole

Gli attori creano un quadro normativo, sostanziale o procedurale (unilaterale o bilaterale), destinato a regolare le relazioni di lavoro. Questa teoria pone l'accento sulla norma come elemento centrale, un approccio che ha ricevuto numerose critiche per aver trascurato il benessere diretto dei lavoratori a favore della struttura formale.


Teoria del movimento operaio

Nel 1928, Selig Perlman ha introdotto una visione dinamica delle relazioni industriali, contrapponendola a quella statica. Secondo Perlman, il sistema si regge su tre pilastri:

  • La capacità di resistenza del capitalismo.
  • Il grado di influenza degli intellettuali.
  • La maturità del movimento operaio.

Ideologie a confronto

  • Datori di lavoro: orientati al profitto e al liberalismo economico.
  • Lavoratori: caratterizzati da un'ideologia di pessimismo economico.
  • Intellettuali: focalizzati sulla natura astratta del lavoro.

Storicamente, il movimento operaio è passato da approcci rivoluzionari a prospettive riformiste. La teoria di Perlman presenta paralleli con il pensiero di Lenin riguardo alla simbiosi tra movimento operaio e intellettuali, sebbene con divergenze sostanziali sulla capacità dei lavoratori di sviluppare autonomamente una coscienza rivoluzionaria.

Bibliografia

  • Dunlop, John T. (1914-2003), Industrial Relations Systems, Barcellona, Penisola, 1978.
  • Perlman, Selig (1888-1959), A Theory of the Labor Movement, Madrid, Aguilar, 1962.

Voci correlate: