Teorie della Verità nella Filosofia: Coerenza e Corrispondenza

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La verità come coerenza

La teoria della verità come coerenza, formulata da Hegel, consiste nell'utilizzare la coerenza come criterio di verità per una determinata proposizione. La verità di quest'ultima dipende dalla possibilità o impossibilità di inserirla nell'insieme di proposizioni che consideriamo già vere: tutte le nuove conoscenze, sia nella scienza che nella vita quotidiana, devono essere integrate nel sistema di conoscenze che già possediamo, ed è quindi vera se siamo in grado di integrarla in esso.

Si tratta, quindi, di un approccio contestuale, per cui nulla è vero o falso in isolamento; al contrario, ogni nostra conoscenza è essenzialmente collegata e rimanda al resto del sistema di conoscenze in cui è integrata. Solo in questo modo acquisisce senso e valore di verità, poiché, come afferma Hegel, "il vero è l'intero".

La verità come corrispondenza o adeguatezza

Questa teoria fornisce la struttura di base del concetto di verità, condivisa anche da altre prospettive. La formulazione classica fu fornita da Aristotele:

"Dire di ciò che è che non è, o di ciò che non è che è, è falso; mentre dire di ciò che è che è, o di ciò che non è che non è, è vero."

In questa formula sono contenuti gli elementi fondamentali coinvolti nell'atto del conoscere:

  • Immagine Ciò che è: l'oggetto;
  • Immagine Il dire: il soggetto e la sua rappresentazione dell'oggetto.

La verità è intesa come una "relazione speciale" tra questi due elementi, definita come corrispondenza o adeguatezza.

Questa corrispondenza non può essere di tipo materiale, poiché gli oggetti non penetrano fisicamente in noi per essere conosciuti, bensì una corrispondenza formale, che si stabilisce tra la rappresentazione mentale che abbiamo dell'oggetto e l'oggetto stesso.

Sviluppi storici della corrispondenza

Tommaso d'Aquino, nel XIII secolo, pone questa corrispondenza formale tra l'oggetto e la nostra rappresentazione di esso (il concetto), esprimendola con la celebre formula: "La verità è l'adeguamento dell'intelletto e della cosa" (adaequatio intellectus et rei).

Ludwig Wittgenstein, nel XX secolo, stabilisce questa relazione tra i fatti e la struttura linguistica formale che li esprime (la proposizione): "Noi ci facciamo immagini dei fatti. Per scoprire se l'immagine è vera o falsa dobbiamo confrontarla con la realtà. La proposizione è un'immagine della realtà".

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