Transizione al Liberalismo e la Costituzione del 1837: Storia e Riforme
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Il fallimento della transizione dall'assolutismo al liberalismo
Alla morte di Fernando VII, la figlia Isabella fu designata erede al trono. Data la sua minore età, la moglie del defunto re, Maria Cristina, assunse la reggenza (1833-1840). Il governo di Cea Bermúdez, di stampo assolutista con aperture verso un moderatismo economico, avviò riforme amministrative cruciali, tra cui la divisione della Spagna in province operata da Javier de Burgos.
La Carta Concessa e le tensioni sociali
Maria Cristina emanò uno Statuto Reale (Estatuto Real) che proclamava la sovranità del re e istituiva un sistema bicamerale: un Senato composto da grandi di Spagna e senatori di nomina reale, e un Parlamento eletto con un suffragio molto ristretto. Tuttavia, il malcontento per l'andamento della guerra carlista e le richieste delle classi medie e basse, orientate verso un liberalismo progressista, scatenarono un movimento rivoluzionario.
- Formazione di giunte rivoluzionarie locali e provinciali.
- Richiesta di convocazione delle Cortes.
- Secolarizzazione degli ordini religiosi.
- Libertà di stampa e nuova legge elettorale.
La Costituzione del 1837 e il governo Mendizábal
Maria Cristina affidò il governo a Mendizábal. A causa delle forti tensioni tra moderati e progressisti, Mendizábal si dimise, ma una nuova sollevazione (il Motín de la Granja) portò al ripristino di elezioni democratiche nei comuni e alla convocazione di un'Assemblea costituente.
La Costituzione del 1837 introdusse cambiamenti fondamentali:
- Sovranità: Riconoscimento dell'intervento della Corona nel sistema politico (sanzione delle leggi, scioglimento del Parlamento, nomina dei ministri).
- Diritti: Libertà di espressione senza censura preventiva.
- Struttura: Parlamento bicamerale (Congresso e Senato) con potere legislativo e di approvazione delle tasse.
La confisca di Mendizábal e le riforme agrarie
La confisca (desamortización) di Mendizábal fu la misura più radicale del nuovo governo liberale. L'obiettivo era consolidare il regime, finanziare la guerra carlista e smantellare il potere economico della Chiesa, creando una nuova classe di proprietari terrieri legati allo Stato.
Conseguenze della confisca
Le riforme miravano a eliminare le forme di proprietà del vecchio regime per integrare le terre nell'economia di mercato. Le conseguenze furono profonde:
- Compromesso sociale: Si creò un'alleanza tra la nuova borghesia ricca e la vecchia aristocrazia.
- Impatto sulla Chiesa: Il clero perse le decime e le proprietà, diventando dipendente dallo Stato.
- Situazione contadina: Molti contadini persero l'accesso alle terre comuni, peggiorando le loro condizioni di vita.
- Trasformazioni economiche: Aumento della superficie coltivata, ma anche crescita del latifondismo e deforestazione.
In seguito, la confisca di Madoz estese il processo ai beni dei comuni per finanziare la rete ferroviaria. Nonostante le critiche dei moderati, che cercarono di limitare le libertà costituzionali, il processo di trasformazione liberale della Spagna era ormai avviato, culminando con la vittoria contro i carlisti sotto la guida di Espartero.