La Transizione Politica Spagnola: Dalla Dittatura alla Democrazia
Classificato in Storia
Scritto il in
italiano con una dimensione di 3,88 KB
La Transizione Politica Spagnola
Dopo la morte di Francisco Franco il 20 novembre 1975, in applicazione della Legge di Successione del 1969, Juan Carlos I fu incoronato re. Egli assunse la guida dello Stato con l'obiettivo di avviare un processo di transizione dalla dittatura a un sistema democratico. Il passaggio si concluse formalmente nel 1982 con la vittoria elettorale del PSOE, che segnò il ritorno al governo dei socialisti dopo la Seconda Repubblica, una volta superato il tentativo di colpo di Stato del 23 febbraio 1981.
1.1 Le forze politiche
Si distinguevano due gruppi principali:
- Il franchismo: Dopo la morte di Franco, le divergenze tra la linea dura (il bunker, organizzato attorno a figure come Blas Piñar di Fuerza Nueva) e gli "aperturisti" si fecero più marcate. Tra questi ultimi vi erano veterani della dittatura convinti della necessità di cambiamento (come Fraga) e giovani che non avevano vissuto la guerra civile e avrebbero svolto un ruolo chiave (come Adolfo Suárez).
- Le forze di opposizione democratica: La destra liberale era debole e raggruppata attorno a figure come Ruiz Giménez. Nell'ala sinistra spiccava il PCE, il partito più organizzato e attivo contro la dittatura, guidato da Santiago Carrillo. Il PSOE si riorganizzò attorno alla figura di Felipe González.
Nel mondo sindacale, le CCOO (Commissioni Operaie) erano il sindacato più potente, mentre l'UGT iniziava la sua riorganizzazione. Tra le forze nazionaliste, emerse la Convergenza Democratica della Catalogna di Jordi Pujol e il PNV nei Paesi Baschi.
1.2 I primi passi verso la riforma
Re Juan Carlos, circondato da consiglieri come Fernández Miranda, cercò di attuare le modifiche per implementare un sistema democratico seguendo le leggi franchiste (la "riforma"). Inizialmente fu mantenuto l'ultraconservatore Carlos Arias Navarro, ma i disaccordi portarono il Re a sostituirlo nel luglio 1976 con Adolfo Suárez.
1.3 Il governo di Adolfo Suárez
Suárez formò un gabinetto di ministri riformatori. Tra i primi atti: l'amnistia per i reati politici e l'avvio di contatti con l'opposizione. Nel dicembre 1976, la Legge per la Riforma Politica fu approvata tramite referendum con il 94% dei voti favorevoli. Il processo fu minacciato sia dall'estrema destra (che tentava colpi di Stato) sia da gruppi terroristici come l'ETA e il GRAPO. Un momento critico fu la strage degli avvocati di Atocha nel gennaio 1977.
1.4 Elezioni del giugno 1977
La legalizzazione del PCE nell'aprile 1977 permise le prime elezioni democratiche. Il vincitore fu l'UCD (Centro Democratico e Sociale) di Suárez, seguito dal PSOE di Felipe González. Il nuovo governo dovette affrontare due sfide: redigere una Costituzione e gestire la crisi economica, culminata con la firma dei Patti della Moncloa nell'ottobre 1977.
1.5 La Costituzione del 1978
Si cercò di raggiungere un "consenso" per redigere una Costituzione accettabile da tutte le forze politiche. Approvata con referendum il 6 dicembre 1978 (87,87% di voti favorevoli), la Costituzione istituì una monarchia parlamentare, garantendo libertà fondamentali, separazione dei poteri e il diritto all'autonomia per le regioni.
Dopo le dimissioni di Suárez nel 1981, il tentativo di colpo di Stato del 23-F (guidato da Tejero) fu sventato grazie all'intervento del Re. Il suo successore, Leopoldo Calvo-Sotelo, approvò la legge sul divorzio e l'ingresso nella NATO. Infine, le elezioni dell'ottobre 1982 sancirono la vittoria schiacciante del PSOE, segnando la fine dell'era dell'UCD e il consolidamento della democrazia spagnola.