Il Razionalismo Moderno: Il Pensiero di Cartesio, Spinoza e Leibniz

Inviato da Comunità Wikiteka e classificato in Filosofia ed etica

Scritto il in italiano con una dimensione di 7,54 KB

Il Razionalismo

Il razionalismo sostiene che la fonte e l'origine della conoscenza è la ragione, considerata come l'unico strumento valido e reale, chiara e distinta dai sensi. Il modello di conoscenza razionale è il sistema deduttivo della matematica, in cui ogni sapere si può dedurre da principi primi o idee innate.

1. Cartesio (René Descartes)

Nel 1637 ha pubblicato il Discorso sul metodo. In quest'opera, spiega il suo metodo (una teoria su come raggiungere la conoscenza) e fornisce un primo abbozzo del sapere filosofico che questo metodo gli ha permesso di raggiungere: la metafisica.

1.1. Il metodo

La ragione umana è uno strumento prezioso ed efficace. Secondo Cartesio, mentre la scienza possiede un metodo che garantisce la sicurezza della conoscenza, la filosofia ne è priva. Cartesio introduce quindi un metodo matematico in filosofia, affinché la ragione possa fornire un criterio di verità definitivo. Egli vede la matematica come una scienza razionale capace di mettere ordine nel caos dei dati forniti dall'esperienza. Nel Discorso sul metodo (1637), Descartes stabilisce le quattro regole fondamentali del suo metodo:

  • L'evidenza (intuizione)
  • L'analisi
  • La sintesi
  • L'enumerazione

1.2. Il dubbio e la verità prima

Cartesio compie una critica radicale di ogni sapere, considerando inaffidabile tutto ciò che non è certo. È il suo famoso dubbio universale e metodico, che si basa sui seguenti motivi:

  • L'incertezza dei dati sensoriali: Descartes dubita di tutti i dati che provengono dai sensi.
  • Gli errori di ragionamento: La conoscenza tradizionale è basata sulla ragione discorsiva, ma ai tempi di Cartesio tale conoscenza era diventata confusa.
  • La difficoltà di distinguere il sonno dalla veglia: Esiste la possibilità che i pensieri della veglia siano in realtà sogni.
  • L'ipotesi del genio maligno: L'esistenza di un "essere superiore" che ci inganna facendoci apparire ovvie cose che non lo sono.

Il dubbio cartesiano è però autosuperante: nel momento in cui dubito, penso, e l'azione di pensare implica l'esistenza di un essere pensante. Se sto pensando, allora esisto: "Cogito, ergo sum" (Penso, dunque sono). Questa è la prima verità indiscutibile. Il cogito assolve a due funzioni:

  1. Giustifica l'esistenza di un pensiero autonomo distinto dal corpo.
  2. Diventa un modello di verità: tutto ciò che è chiaro e distinto come questo primo principio sarà accettato come vero.

1.3. Le tre sostanze

Cartesio distingue tre sostanze che compongono la realtà:

1.3.1. Il pensiero di sé (Res Cogitans)

Il dubbio ha portato a una realtà innegabile: l'esistenza di una sostanza che pensa, la res cogitans (l'anima). Posso dubitare del corpo, ma non dei miei pensieri. La soggettività è il flusso di idee nel mio io. Cartesio classifica le idee in:

  • Avventizie: provengono dall'esterno (sensi), possono essere errate.
  • Fittizie: inventate da noi (es. un animale mitologico).
  • Innate: emergono dalla facoltà di pensare (es. l'idea di Dio, di causa, di numero).

1.3.2. Dio (Res Infinita)

L'idea di perfezione è innata in noi. Poiché siamo esseri imperfetti, tale idea deve provenire da un essere perfetto: Dio. Dio è la garanzia della conoscenza; essendo perfetto e veritiero, non può permettere che le nostre idee chiare e distinte siano un inganno. Cartesio riprende l'argomento ontologico di Sant'Anselmo: l'esistenza è una perfezione, quindi Dio, essendo perfetto, deve esistere.

1.3.3. Il mondo (Res Extensa)

Oltre alla sostanza pensante e a Dio, esistono i corpi, caratterizzati dall'estensione. La res extensa è la materia. Dio, essendo veritiero, garantisce che la nostra tendenza a credere nell'esistenza del mondo fisico non sia un inganno, purché usiamo correttamente la ragione.

1.4. Libertà e meccanicismo

Cartesio ripropone il dualismo antropologico (anima/corpo) per difendere la libertà umana. Mentre il corpo è soggetto alle leggi meccaniche e deterministiche della materia, l'anima è libera. Questo dualismo ha stimolato la ricerca scientifica e medica, considerando la natura come una macchina al servizio dell'uomo.

2. Spinoza

2.1. Spirito razionalistico

La filosofia di Spinoza utilizza il metodo matematico in modo deduttivo. La sua opera principale, Etica dimostrata con ordine geometrico, è strutturata come un trattato di geometria, con definizioni, assiomi e proposizioni dimostrate logicamente.

2.2. Monismo sostanziale: Deus sive Natura

Spinoza conclude che esiste una sola sostanza: Dio. Egli identifica Dio con la natura (Deus sive Natura). Distingue tra:

  • Natura naturans: Dio come causa infinita e creativa.
  • Natura naturata: l'insieme delle realtà individuali create.

Le realtà singole sono modi o espressioni finite dell'infinità di Dio. La creazione è una necessità naturale, ma Dio agisce liberamente seguendo la propria natura.

2.3. Etica e felicità

L'uomo è anima e corpo, due attributi di Dio. Ogni essere tende a perseverare nel proprio essere (conatus). La virtù consiste nel vivere secondo ragione, superando le passioni. La felicità o beatitudine (l'amore intellettuale di Dio) deriva dalla comprensione del mondo sub specie aeternitatis (sotto l'aspetto dell'eternità). Non bisogna lamentarsi dell'inevitabile, poiché tutto è necessario.

2.4. Libertà

Per Spinoza, l'uomo è libero quando comprende la necessità della natura delle cose e la accetta.

3. Leibniz

3.1. Teoria della conoscenza

Leibniz accetta l'esistenza di elementi innati e distingue due tipi di verità:

  • Verità di ragione: sono analitiche e necessarie (il predicato è contenuto nel soggetto).
  • Verità di fatto: sono sintetiche e contingenti, basate sull'osservazione empirica.

3.2. Monadi

La realtà non è solo estensione, ma è dinamica. È composta da infiniti punti di energia chiamati monadi. Le monadi sono unità semplici, indivisibili, indipendenti e prive di "finestre" verso l'esterno.

3.3. L'armonia prestabilita

Leibniz afferma che Dio, nel creare ogni monade, ha stabilito un'armonia prestabilita, facendo sì che tutte agiscano in accordo con il resto del cosmo, come orologi perfettamente sincronizzati.

3.4. Il problema del male

Leibniz distingue tre tipi di male:

  1. Metafisico: la limitatezza delle creature rispetto a Dio.
  2. Fisico: sofferenza e malattia (assenza di bene).
  3. Morale: il peccato, derivante dalla libertà umana.

Egli conclude che Dio ha scelto di creare il migliore dei mondi possibili, dove il male è permesso per un bene superiore o come conseguenza della libertà.