Lo Strutturalismo di Claude Lévi-Strauss in Antropologia Sociale
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Le principali teorie e le scuole: Lo Strutturalismo
Claude Lévi-Strauss è stato senza dubbio, negli anni Sessanta, il grande rappresentante dello strutturalismo in antropologia sociale. L'interesse per la lingua nasce dalla convinzione che essa detenga una posizione di vertice in tutte le scienze sociali e che in questo settore siano stati compiuti di gran lunga i maggiori progressi: l'unico, senza dubbio, a poter rivendicare il nome di scienza, avendo raggiunto un metodo positivo e la conoscenza dei fatti della natura attraverso la sua analisi [C. Lévi-Strauss, 1985:37].
Questo metodo è stato applicato principalmente in Francia per lo studio delle strutture di parentela, dei miti e del cibo, temi di grande interesse per Lévi-Strauss. Secondo l'autore, l'oggetto dell'analisi strutturale è quello di cercare, attraverso il metodo deduttivo, di evidenziare come le strutture possano emergere dai dati empirici dell'etnografia, quali le regole di parentela, la mitologia, le pratiche culinarie, le classificazioni e l'arte culinaria.
Le tre condizioni del modello strutturale
Le strutture non corrispondono alla realtà empirica, ma ai modelli costruiti su di essa, i quali devono soddisfare tre condizioni fondamentali:
- Introdurre un sistema di caratteri in cui tutti gli elementi sono solidali gli uni con gli altri, in modo che nessuno possa cambiare senza che questo cambiamento riguardi tutti gli altri;
- Rendere possibile una serie ordinata di trasformazioni, portando a uno o più gruppi di modelli di questo tipo;
- Permettere di prevedere come reagirà il modello se uno o più dei suoi elementi viene modificato [Lévi-Strauss, 1985].
La nozione di struttura sociale
La nozione di struttura è antica, così come il suo uso in antropologia sociale, sebbene la sua definizione vari a seconda degli autori. Una struttura sociale è l'insieme di elementi concreti di un sistema e corrisponde a immagini statiche di organizzazione sociale, come una condizione sociale che rende gli individui e i gruppi interdipendenti.
Nello strutturalismo di Lévi-Strauss, la prospettiva è differente. La struttura si rivela solo attraverso le prove che unisce in sé: il principio fondamentale è che la nozione di struttura sociale non si riferisce alla realtà empirica, ma al modello costruito a partire da essa [ibid: 305]. È in questo senso che l'autore definisce la struttura: essa fornisce un sistema della natura. Il modello deve essere costruito in modo che il suo funzionamento possa spiegare tutti i fatti osservati [ibid: 306].
Critiche e limiti dello strutturalismo
Non sembra possibile negare il carattere scientifico dello strutturalismo, anche se non ha avuto successo in tutte le sue applicazioni. Il suo merito indiscutibile è quello di aver esteso in modo sistematico l'inventario di pertinenza scientifica. Un'altra caratteristica dello strutturalismo di Lévi-Strauss è quella di voler spiegare il rapporto tra l'universale e il particolare, basandosi sui rapporti di trasformazione dei modelli sociali.
Tuttavia, una critica ricorrente riguarda l'eccessiva attenzione allo studio dei modelli formali, riducendo i rapporti sociali effettivi a cui si riferiscono. Alcuni critici hanno interpretato la sua prospettiva come una visione statica della società, accusandolo di agire al di fuori del tempo attraverso strutture logiche che dovrebbero controllare le società. Per l'autore, però, la storia non è rifiutabile; è una realtà che deve essere considerata con la massima attenzione.
La questione centrale in Lévi-Strauss è la spiegazione dell'essenza della natura umana. Egli ha posto in modo rigoroso e complesso il problema dei rapporti tra storia e antropologia: la nostra scienza cerca di affrontare la dimensione diacronica dei fenomeni (l'ordine nel tempo), pur non essendo sempre in grado di ricostruirne la storia completa.
"Vuoi ricostruire un passato che è impossibile ottenere storicamente, o vuoi fare questo senza una storia del dramma passato: il dilemma dell'etnologia in un caso, dell'etnografia nell'altro..." [Lévi-Strauss, 1985: 5].
Sincronia, diacronia e il pensiero selvaggio
Lo scienziato francese aveva in mente in particolare le piccole società dell'America tropicale, dove l'uso della storia differisce da quello europeo. Tali società non possiedono un passato identico a quello europeo che trascende il semplice ricordo collettivo. Ogni volta che accade un cambiamento significativo, vengono sviluppati sforzi per ripristinare la situazione immaginata come originaria. Questa illusione di sostituibilità delle situazioni precedenti limita la consapevolezza degli eventi a lungo termine.
Si pensa che la natura selvaggia sia senza tempo e si vuole afferrare il mondo come una totalità sincronica e diacronica. La conoscenza che ne deriva sembra l'offerta di una stanza con specchi fissati su pareti opposte che si riflettono gli uni negli altri, anche se non strettamente paralleli [C. Lévi-Strauss, 1962: 348].
È proprio allo studio dei miti che Lévi-Strauss applica l'analisi strutturale, dopo la sua monumentale opera sulle Strutture elementari della parentela [1982]. L'analisi strutturale permette di introdurre un ordine nel disordine apparente, dando senso alle invarianti che emergono nella varietà infinita di narrazioni mitiche, rivelando il substrato sociologico comune: dalla spiegazione della comparsa del fuoco all'emergere della vita umana.
La principale critica allo strutturalismo francese risiede nel suggerimento che le stesse strutture, attive in tutte le società umane, sottintendano il principio che tutte le variazioni culturali derivino da un'invariante umana responsabile [Dan Sperber, 1985]. Secondo Dan Sperber [1968], un aspetto positivo del lavoro di Lévi-Strauss è quello di aver ridefinito l'antropologia attorno al suo tema primario: la natura umana.
Confronto con Radcliffe-Brown e lo struttural-funzionalismo
Lo strutturalismo antropologico non si limita a Lévi-Strauss. La sua visione differisce da quella di sociologi o antropologi come Radcliffe-Brown, che definisce la struttura come una disposizione ordinata di parti o componenti. Secondo quest'ultima proposta, gli elementi della struttura sono gli esseri umani, considerati non come corpi, ma come occupanti di un posto nella struttura sociale. La struttura sociale designa la complessa rete di relazioni sociali realmente esistenti tra singoli esseri umani in un determinato ambiente naturale.
Tale definizione è stata ampiamente criticata da Lévi-Strauss, poiché appare come un concetto intermediario tra antropologia sociale e biologia. Radcliffe-Brown condivide con Malinowski un'ispirazione naturalista che si oppone all'atteggiamento sistematico e formale richiesto dallo strutturalismo francese.
Secondo Lévi-Strauss, la posizione empirista di Radcliffe-Brown gli ha impedito di distinguere chiaramente tra struttura sociale e relazioni sociali, riducendo la prima all'insieme delle relazioni concrete in una società. Di conseguenza, Radcliffe-Brown non ha dato importanza alla distinzione tra struttura e forma strutturale, ovvero tra modello e realtà. Per sottolineare l'importanza di questa distinzione, Lévi-Strauss cita M. Strong, affermando che la struttura non può essere direttamente intesa nella "realtà".
La prospettiva di Radcliffe-Brown non è mai stata un approccio strutturalista nel senso moderno del termine. Per questo motivo, Radcliffe-Brown non è considerato uno strutturalista, ma fondamentalmente uno struttural-funzionalista.