Il Concetto di Dasein in Martin Heidegger: Essere e Temporalità
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Sviluppare un'analitica del Dasein: Il Backgrounder Heideggeriano
Il concetto di Dasein (esserci) è stato fondamentale per l'opera "Essere e tempo" (1927) del filosofo tedesco Martin Heidegger. Influenzato da Husserl e dalla fenomenologia, l'itinerario filosofico di Heidegger viene spesso diviso dagli studiosi in due fasi distinte:
- Il primo Heidegger: Quello di Essere e tempo, focalizzato sullo studio dell'orizzonte umano e su una profonda riflessione sull'uomo come essere in grado di porsi la questione dell'essere.
- Il secondo Heidegger: Caratterizzato dalle opere successive, dove continua a riflettere sull'essere in modo più diretto, affrontando temi come la poesia e la tecnologia.
Heidegger è un filosofo che utilizza parole nuove, sfruttando il potere del linguaggio. Egli sostiene che ogni comunità possiede una lingua propria, portando così a visioni del mondo differenti.
Reazione al Positivismo e radici filosofiche
La filosofia di Heidegger nasce come reazione contro il positivismo, affidandosi al neokantismo, alla fenomenologia e all'ermeneutica, arricchite dalla tragica esperienza della libertà. Per Dilthey, la libertà è la chiave dell'esistenza umana, mentre per Kierkegaard rappresenta qualcosa che può generare angoscia, poiché siamo costretti a rinunciare a qualcosa per scegliere.
L'esistenza è Dasein (esserci); pertanto, la questione dell'essere deve iniziare con una analitica del Dasein. Questa rappresenta un'ontologia fondamentale: il punto di vista dal quale l'uomo deve comprendere l'essere. Il metodo utilizzato si articola in:
- Fenomenologia: L'analisi dei fenomeni che si propone di raggiungere l'essenza delle cose, cercando di cogliere l'essenza dell'uomo attraverso la cura di sé.
- Ermeneutica: L'analisi del fenomeno umano deve svelare la comprensione e l'interpretazione, arrivando al senso dell'essere umano. Heidegger possiede, infatti, una concezione ermeneutica del mondo.
La struttura ontologica dell'Esserci
Il Dasein è l'essere che appartiene a se stesso. Vi è la necessità di chiarire la questione dell'essere per ciò che significa esistere. La struttura ontologica del Dasein (esistenza) è composta da "esistenziali". Il Dasein si manifesta nella vita quotidiana come "essere-nel-mondo". L'essere dell'esserci è la cura di se stessi, e il significato ultimo del Dasein è la temporalità.
L'analitica del Dasein è una fenomenologia ermeneutica: un'interpretazione dell'essere temporale e del senso di essere nel mondo. Il Dasein si riferisce agli esseri umani in quanto l'uomo è l'unico essere che deve comprendere se stesso nell'esistenza. Non esiste un "sé" al di fuori dei suoi oggetti; per Heidegger, l'esistenza di questi oggetti è data nel mondo. Non c'è esistenza senza mondo: l'essere umano deve essere compreso all'interno di esso. Pertanto, è impossibile pensare separatamente l'uomo e il mondo, poiché la mondanità è una caratteristica intrinseca della nostra esistenza. Essere uomo significa essere nel mondo ed essere dinamici.
Dasein come Essere-nel-mondo (In-der-Welt-sein)
Il mondo, per Heidegger, è l'orizzonte di senso della vita. Esistere significa agire in un certo senso; il significato ultimo dell'esistenza è l'azione all'interno del mondo. Qualcosa ha senso solo se è orientato nella giusta direzione. La vita sarebbe impossibile senza questo orizzonte, poiché perderebbe il suo significato.
Ciò che distingue gli esseri umani dagli altri oggetti è la capacità di cambiare il proprio futuro e agire in conformità con la propria immagine. Allo stesso modo, l'uomo agisce sugli strumenti (oggetti) che formano il mondo, legandosi ad essi attraverso la comprensione. Il Dasein originale si relaziona con il mondo e con gli altri Dasein (Mitdasein o con-esserci).
Il mondo come sistema di strumenti
Il mondo è la condizione affinché le cose (strumenti) possano manifestarsi agli individui. Gli strumenti hanno significato e utilità solo quando c'è qualcuno che li usa. In questo senso, il mondo intero come totalità strumentale dipende dal Dasein: non esiste un mondo se non vi è il Dasein. Il mondo è, dunque, un "carattere del Dasein stesso".
Lo strumento non si riferisce solo all'uso specifico, ma anche ai materiali e alle persone coinvolte nella sua creazione. Comprendiamo il mondo attraverso segni; non ci presentiamo davanti alle cose nude, ma davanti a significati e funzioni assegnate.
L'esistenza quotidiana e il progetto
Il Dasein è gettato nel mondo: la sua esistenza quotidiana è un dato di fatto, spesso senza conoscere l'origine o il fine reale della propria esistenza. I sentimenti sono l'apertura fondamentale del Dasein, manifestando la sua presenza nel mondo e verso gli altri. La comprensione è il progetto del Dasein, che cerca la piena apertura come essere-nel-mondo.
La comprensione si muove in un circolo ermeneutico: inizia con una pre-comprensione che, attraverso l'interpretazione, deve comporre i pezzi del progetto esistenziale. Heidegger osserva però che, nel Dasein quotidiano, l'essere si trova spesso sminuito o nascosto a causa della chiacchiera, della curiosità (desiderio di novità) e dell'ambiguità.
L'essere per la morte e l'angoscia
L'angoscia (Angst) è la chiave che apre il significato dell'essere del Dasein. È lo stato emotivo fondamentale che rivela la finitezza: la consapevolezza che la vita può finire in qualsiasi momento. Nell'angoscia, il Dasein si confronta con il nulla e con l'impossibilità di ogni esistenza ulteriore, mostrando l'impotenza quotidiana.
L'essere del Dasein è Cura (Sorge), ovvero il progettarsi per essere se stesso. Infine, il Dasein è un essere-per-la-morte. La temporalità è il senso originario dell'esserci, che è dunque temporale e finito. L'uomo può agire sul proprio futuro, ed è qui che Heidegger pone la priorità della possibilità: l'essere del Dasein consiste nello scegliere tra le proprie possibilità.
La Temporalità come senso dell'essere
La temporalità rappresenta l'approdo finale dell'analisi heideggeriana. L'unità della struttura della cura è intrinsecamente temporale. Non si tratta del tempo fisico degli orologi, ma della temporalità della cura come l'originale "uscire fuori di sé". Le tre dimensioni sono:
- Il Futuro: Il senso primario, legato alla possibilità e al progetto. La comprensione apre la strada verso il futuro.
- Il Passato (Essere-stato): Il ritorno a ciò che si è stati, fondamento della sensibilità e dell'analisi di ciò che è già accaduto.
- Il Presente: Il significato della pratica umana che accade nella situazione aperta dalla decisione fondamentale; è il tempo dell'occuparsi degli altri e delle cose.
In sintesi, il futuro è la proiezione di noi stessi che modella la situazione attuale, mentre il passato è ciò che si ripresenta nel futuro. L'uomo e il suo mondo sono finiti; questa condizione temporale ci conduce alla morte e, di conseguenza, all'angoscia. Heidegger propone infine una "distruzione" della filosofia occidentale e della cultura tecnica per tornare alla ricerca del pensiero originale, vedendo nel linguaggio non solo uno strumento di informazione, ma la dimora dell'essere.